21 ottobre 2021
Aggiornato 22:30
Si continuano a perdere marchi prestigiosi. La Bertolli doveva tornare italiana

Il nostro agroalimentare è sempre più in mani straniere

Il presidente della CIA Giuseppe Politi mostra preoccupazione per l’attuale allarmante tendenza. Guardare con più attenzione al settore agricolo e alimentare

«L’Alitalia non è il solo patrimonio che deve rimanere del nostro Paese. C’è un settore come l’agroalimentare, simbolo significativo delle «made in Italy», di cui, però, nessuno sembra accorgersene. Così, pezzo dopo pezzo, una ricchezza, fatta di cultura, tradizioni e lavoro, finisce in mani straniere. L’ultima vicenda relativa alla cessione della licenza sul marchio dell’olio di oliva e dell’aceto Bertolli e della vendita dei marchi italiani Maya, Dante e San Giorgio, ceduti dalla multinazionale Unilever alla società spagnola Sos Cuetara, è emblematica. Siamo in presenza di una tendenza sempre più preoccupante che va bloccata al più presto». E’ quanto afferma il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi.

«La vendita della Bertolli, che è rimasta di proprietà estera, lascia l’amaro in bocca. Era -aggiunge Politi- un’occasione importante per riportare il marchio nel nostro Paese. Non a caso, come Cia, a suo tempo, avevamo sollecitato una cordata italiana per l’acquisizione. Il nostro appello è, purtroppo, caduto nel vuoto e oggi un settore come quello dell’olio d’oliva parla quasi esclusivamente straniero».

«Non solo. Con l’acquisto della Bertolli, la Spagna -sottolinea il presidente della Cia- è divenuta leader incontrastata a livello mondiale nella produzione di olio d’oliva distanziandoci in maniera allarmante. Adesso è tutto più difficile e c’è il rischio che altre multinazionali vengano a saccheggiare quello che è rimasto del nostro patrimonio olivicolo. Un discorso che, comunque, vale per l’intero agroalimentare nazionale. Per questi motivi abbiamo sollecitato l’esigenza che le linee direttrici delle scelte strategiche per il sistema agricolo italiano siano il frutto di un’ampia consultazione dei soggetti interessati e, quindi, emergano dai risultati della Conferenza nazionale dell’agricoltura già convocata dal precedente ministro delle Politiche agricole e confermata verbalmente dall’attuale».