23 ottobre 2019
Aggiornato 11:30
Cinema

I rom di Gioia Tauro diventano attori nel film «A Ciambra» voluto da Scorsese

'A Ciambra' di Jonas Carpignano, nei cinema dal 31 agosto, è ambientato nel quartiere di Gioia Tauro dove vivono da circa trent'anni molte famiglie rom. Il regista li ha convinti a diventare attori

GIOIA TAURO - Martin Scorsese lo ha definito "bello e commovente": "A Ciambra" di Jonas Carpignano, nei cinema dal 31 agosto, è ambientato nel quartiere di Gioia Tauro dove vivono da circa trent'anni molte famiglie rom. Carpignano è entrato in contatto con una di loro, gli Amato, e li ha convinti a diventare protagonisti e interpreti del suo film. Al centro del racconto il giovane Pio e il suo percorso per diventare un uomo in grado di provvedere alla propria famiglia, attraverso furti e piccoli ricatti, districandosi tra la comunità africana e gli 'ndranghetisti, veri boss della zona. "A Ciambra" sembra un documentario ma è un film di finzione, che trascina in un mondo con proprie regole. "Quando sono lì sono proprio slegati, fanno quello che vogliono, lì senti la vera energia del posto e della gente. Io la prima volta che li ho conosciuti era sul loro territorio, sono riuscito a vedere effettivamente come sono e questo è che mi ha colpito, quest'energia, questi bambini: un'energia unica, secondo me" racconta il regista. Scorsese si è entusiasmato quando ha letto la sceneggiatura ed è diventato produttore esecutivo del film. Carpignano, italoamericano che ha deciso di vivere a Gioia Tauro, ha iniziato a lavorarci nel 2013, ha girato nel quartiere degli Amato per 90 giorni, e grazie a loro ha vinto il premio per Miglior Film Europeo alla Quinzaine del festival di Cannes. Ora il film è stato selezionato per partecipare agli European Film Awards, e potrebbe essere scelto per rappresentare l'Italia agli Oscar, dove avrebbe sicuramente il sostegno di Scorsese. "Lui è uno che capisce tanto di cinema, quindi lui mi ha aiutato soprattutto a trovare l'equilibrio tra le cose più crude, documentaristiche, e la storia. Per lui era molto importante dare molto molto spazio alla vita, di mettere il pubblico nei loro panni. Lui mi ha sempre aiutato ad allargare le scene e i momenti in cui il pubblico si sente e vive con loro".