16 ottobre 2019
Aggiornato 17:00
Design

Fuorisalone 2017, nel cuore dell'Isola District il Milan Design Market

Abbiamo scoperto per voi installazioni, macchine super hi-tech ma anche papillon in legno e metalli che raccontano la loro storia suonando

(INTERVISTA E TESTI DI FEDERICA PIZZATO, RIPRESE DI MIRIAM CARRARETTO E MONTAGGIO DI VALERIA CAVALLO)

MILANO - Si è appena conclusa l’edizione 2017 della Milano Design Week con ottimi risultati e un incremento notevole delle visite. Il Salone del Mobile e il Fuorisalone hanno generato un passaggio di oltre 300.000 persone e un indotto di 230 milioni. Fuorisalone.it, il portale ufficiale della Milano Design Week, ha raggiunto nel mese corrente 1.880.000 visualizzazioni di pagina e le foto con gli hashtag #Fuorisalone2017 e #Fuorisalone sono state rispettivamente 80.000 e 282.000.

Milan Design Market
11 distretti, 1500 eventi, migliaia di espositori. Ogni anno la Design Week sembra voler alzare l'asticella. Il primo luogo in cui ci siamo imbattuti si trova proprio all'interno di uno dei nuovi distretti di questa edizione l'Isola District, il Milan Design Market: 30 progettisti esordienti all’interno dello studio fotografico Gianni Rizzotti, un loft di 400 metri quadri in Via Pastengo. Questo insieme a un robot a 6 assi che produrrà oggetti in stampa 3D per tutta la settimana e l’installazione Suspended Garden, con le lampade disegnate dall'azienda tedesca Schneid.

Papillon che raccontano storie
Tra gli oggetti artigianali abbiamo posato lo sguardo sui papillon di legno di In Labo Design che raccontano storie. Un laboratorio artigiano che unisce tradizione e tecnologie. Papillon in legno reinterpretati in chiave moderna, proponendo forme e fantasie classiche unite ad altre più contemporanee per attualizzare l’oggetto e renderlo meno impegnativo e adatto a varie situazioni. I prodotti sono interamente creati e rifiniti all’interno del laboratorio e sono quindi completamente artigianali e Made in Italy al 100%.

Il suono del metallo
Hanno catturato la nostra attenzione perchè oltre che belli da vedere erano anche interessanti da ascoltare, i racconti di metallo sonori di Algranti Lab: «Una lastra di rame che è stata per 28 anni la copertura di un serbatoio piano – ci spiega Pietro Algranti - Quelli che ci sono sopra sono i disegni che l'acqua ha lasciato in questi annii sul rame. Anche visivamente ha una comunicazione secondo me eccezionale. Qui abbiamo voluto trasferire un canale di comunicazione da visivo a sonoro. Un sensore Rgb cattura i colori, li manda ad un circuito analogico su tre canali che li trasforma in suono. Il suono che si sente in cuffia è il racconto della del rame raccontata dal rame stesso». Il capogruppo del progetto, Pietro Algranti, per l’occasione ha aperto le porte del suo studio di via Pepe.