16 settembre 2019
Aggiornato 08:00
Viaggi e cultura

Mantova e Sabbioneta: le due facce della città ideale secondo l'Unesco

Patrimonio dell'Umanità proprio in quanto rappresentano rispettivamente il tentativo rinascimentale di modificare uno spazio urbano esistente o di crearne uno ex novo, che dessero forma a quella visione di geometria e prospettiva che anche la pittura ci ha tramandato.

MANTOVA - L'armonia e la proporzione, per dare forma al sogno di una città ideale. Per l'Unesco Mantova, e con lei Sabbioneta, sono patrimonio dell'Umanità proprio in quanto rappresentano rispettivamente il tentativo rinascimentale di modificare uno spazio urbano esistente o di crearne uno ex novo, che dessero forma a quella visione di geometria e prospettiva che anche la pittura ci ha tramandato.
«Essere siti UNESCO - ci ha detto il sindaco di Mantova Mattia Palazzi - lo si può gestire pensando che sia un bollino, un'etichetta prestigiosa e importante alla storia, ma che in qualche modo immobilizza la storia, oppure, come io penso che stiamo facendo, certamente è il riconoscimento a una sotria e a un'identità, però deve essere anche l'investimento per il futuro».

Un futuro che a Mantova è possibile andare a cercare guardano alle meraviglie del passato, certo, ma anche alle possibilità che queste prendano nuova vita, e assumano un valore nuovamente attuale.
«Ci sono le opere nei teatri di Mantova, c'è la Casa di Rigoletto - ci ha detto una ragazza del Kirghizistan che lavora e studia canto nella città lombarda - si può forse sentire come Verdi è stato ispirato da questa città».
«Io quasi mi ci faccio l'abitudine - ha aggiunto un ristoratore - ma quelle volte che passo in piazza sordello e vedo questa piazza meravigliosa e ci rifletto un po', mi meraviglio di una cosa del genere. Bisogna essere fortunati ad abitare qui a Mantova».

Lungo i laghi del Mincio, frutto di un monumentale intervento idraulico a fine XII secolo, lo «skyline» rinascimentale di Mantova mantiene quella chiarezza compositiva e quella lucidità visionaria, come è giusto che sia per una città che la leggenda vuole fondata dalla figlia dell'indovino Tiresia. E che poi ha ispirato il lavoro di un'artista come Andrea Mantegna.
«Ho provato un'emozione enorme - ci ha raccontato una turista entusiasta - da Sindrome di Stendhal, sono rimasta veramente impietrita all'ingresso della Camera Picta, la Camera degli sposi di Mantegna».

Il viaggio poi prosegue muovendosi per qualche chilometro verso sud ovest, sentendo l'attrazione delle mura di Sabbioneta. Vespasiano Gonzaga, intorno alla metà del Cinquecento, volle trasformare un piccolo villaggio paludoso in una incarnazione della città perfetta, capace di rievocare gli splendori dell'antica Roma.
«Stiamo lavorando in sinergia con Mantova - ha puntualizzato il sindaco di Sabbioneta Aldo Vincenzi - per rafforzare l'idea del sito unico, quest'anno abbiamo messo in campo il biglietto unico per vedere tutti i monumenti di Mantova e Sabbioneta, trasposto compreso, e anche questo sta dando grandi risultati».

E dunque, di nuovo, l'armonia e l'equilibrio degli edifici, la proporzione delle piazze e delle vie, la ricerca di uno spazio urbano illuminato, non soltanto dalla luce occidentale padana. Che oggi è parte integrante del sito UNESCO con il capoluogo.