Sentenze che fanno discutere

Film pirata online, lo streaming da oggi è lecito

Guardare film pirata online non è reato. Una sentenza del Tribunale di Frosinone, che farà molto discutere, ha dichiarato lecito vedere film pirata online purché siano in streaming

Lo streaming di film è lecito
Lo streaming di film è lecito (Twin Design | shutterstock.com)

Sono molti i siti che offrono la visione di film e serie Tv in streaming. Tra aperture, chiusure forzate, sequestri, spostamenti di domini e così via questi siti hanno da sempre avuto la vita dura. Ma, da oggi, le cose sono cambiate. Una sentenza del tribunale di Frosinone ha dichiarato lecito la visione di film pirata online, purché in streaming. La storica sentenza farò molto discutere.

Niente più multe
La sentenza emessa da un giudice del Tribunale di Frosinone ha salvato dalla salata sanzione di 600mila euro a carico di alcuni siti web che offrivano il servizio di streaming di film pirata e serie Tv, tra cui filmakers.biz, filmaker.me, filmakerz.org e cineteka.org. Secondo la sentenza, è dunque possibile sia offrire questo servizio che, da utenti, usufruirne.

Le motivazioni
L’inghippo burocratico, se così si può dire è concentrato sul link. Secondo il giudice, infatti, l’indicazione di link non deve essere qualificata come il mettere a disposizione diretta i film protetti dal diritto d’autore. Per tale motivo, i suddetti siti svolgerebbero attività lecita, anche in presenza di banner pubblicitari: l’importante è dimostrare che il servizio svolto è senza fini di lucro. A dare la notizia della sentenza è l’avvocato difensore dei gestori dei siti, Fulvio Sarzana, che ha sottolineato la portata storica della decisione. Lo streaming, in questi casi, può essere considerato un risparmio di spesa, e non una vendita illegale di prodotti protetti dal diritto d’autore. In quanto tale, infine, il servizio non è soggetto alle normative sul copyright. «Ne consegue che – si legge nella sentenza – al fine della commissione dell’illecito in esame, deve essere raccolta la prova dello specifico intento del file sharer di trarre dalla comunicazione al pubblico, per il tramite della messa in condivisione in rete di opere protette, un guadagno economicamente apprezzabile e non un mero risparmio di spesa».

Il reddito non fa testo
«Non basta infatti che il sito produca reddito – sottolinea l’avvocato Sarzana a Repubblica – ma occorre dimostrare che l’attività di lucro sia collegata alla singola opera e che ne sia il corrispettivo, perché altrimenti siamo in presenza di un risparmio di spesa e non di una attività di messa a disposizione per finalità di lucro».