15 luglio 2020
Aggiornato 14:30
Compleanni Vip

Buon compleanno ad Alain Delon, con un velo di malinconia

Una vita di successo ma con un lato malinconico che non lo ha mai abbandonato. Alain Delon compie 80 anni ed ancora ci incanta col suo fascino e la sua irrequietezza

ROMA - non sarà con una festa piena di gioia che Alain Delon celebrerà gli 80 anni l'8 novembre. Uno degli attori francesi più amati e venerati tra gli anni ’60 e ’80. A distanza di 80 anni da quel giorno, Alain Delon si guarda indietro con un pizzico di malinconia e con quel pizzico di inquietudine che non lo hanno mai abbandonato e, con ogni probabilità, ne hanno segnato l’esistenza fin dalla nascita.

La malinconia
La bellezza assoluta, il fisico atletico, il magnetismo dello sguardo tra innocenza e crudeltà, hanno affascinato donne e cineasti, ma sono stati anche la sua maledizione. «Non ho paura della vecchiaia, è l'infermità che mi spaventa, l'impotenza. Mai mi mostrerò al mio pubblico devastato nel fisico e abbrutito dalla malattia», disse tre anni fa al Festival di Locarno e, quando gli acciacchi del tempo lo hanno aggredito, ha attraversato momenti di depressione forte, fino «a pensare al suicidio almeno un paio di volte. Non è difficile farlo, è difficile non pensare a quello che stai facendo», come ha detto in una delle ultime interviste.

La vita
Abbandonato dai genitori a soli 4 anni, Delon è cresciuto in una famiglia affidataria dove qualcosa è mancato. All’infanzia triste è seguita un’adolescenza da ribelle. A soli 17 anni, l’attore francese si è arruolato in marina, dove ha vissuto un duro periodo di cinque anni, contraddistinto da rigore e disciplina. Dopo il congedo, Delon si è dato alla vita da bohémien, frequentando i salotti di Montmartre dove ha conosciuto prima la giovane attrice Brigitte Auber e poi Jean-Claude Brialy, che lo ha spinto a tentare la carriera di attore. È il 1957, l’anno del debutto sulla scena cinematografica. Quel giovane dal viso d’angelo e dagli occhi di un blu intenso e profondo si fa notare in Godot di Yves Allégre. È amore a prima vista, e il seduttore schivo e scontante non ci mette molto a spiccare il volo, lavorando con i più importanti registi europei: nel 1960 René Clément lo sceglie per Delitto in pieno sole, film tratto dal romanzo di Patricia Highsmith, e nel 1964 per Crisantemi per un delitto; Luchino Visconti, suo mentore, lo vuole in Rocco e i suoi fratelli e ne Il gattopardo, due tra i film più importanti della sua carriera; Michelangelo Antonioni lo corteggia per L’eclisse; Jacques Deray lo sceglie per La piscina -film a cui si è recentemente rifatto Luca Guadagnino per il suo A bigger splash- e per Borsalino, un lavoro che ha senza dubbio segnato un passaggio importante della sua vita d’attore di Delon, alimentando inoltre quella sottile rivalità con Jean-Paul Belmondo.

La solitudine
Nonostante il successo, l’affetto del pubblico, quello sguardo magnetico, ancora oggi irresistibile, e quella bellezza disarmante, la sua favola non li hanno lesinato tristezza e sofferenza, incidendo irrimediabilmente tutti gli aspetti della sua vita: la carriera, che oggi gli regala ancora qualche comparsata in tv e teatro, le relazioni complicate con le donne che ha amato e con i suoi otto figli, e una fine che lo ha messo all’angolo, costringendolo ad abbandonarsi sempre più a un profondo senso di solitudine.