2 marzo 2024
Aggiornato 18:00
«EXPO in città»

A settembre a Milano mostra «Giotto, l'Italia»

A Palazzo Reale 13 capolavori del pittore fiorentino. Promossa dal ministero dei beni culturali e dal Comune di Milano, l'esposizione è un capitolo fondamentale del programma di «Expo in città» ed è inserita in JAgenda Italia per Expo 2015»

MILANO - Tredici opere, prevalentemente su tavola, una sequenza di capolavori assoluti mai riuniti tutti insieme in una esposizione. E' la mostra «Giotto, l'Italia» che si aprirà al Palazzo Reale di Milano il prossimo 2 settembre e offrirà ai visitatori fino al 10 gennaio 2016, il tragitto compiuto dal pittore fiorentino attraverso l'Italia del suo tempo, in circa quarant'anni di straordinaria attività.

Promossa dal ministero dei beni culturali e dal Comune di Milano, l'esposizione è un capitolo fondamentale del programma di «Expo in città» ed è inserita in «Agenda Italia per Expo 2015». Il titolo «Giotto, l'Italia» vuole sottolineare il ruolo rivoluzionario del pittore fiorentino chiamato da cardinali, ordini religiosi, banchieri, e anche dal re di Napoli, in molti luoghi e città d'Italia. Giotto infatti ovunque si sia trovato a lavorare ha avuto la capacità di attrarre fortemente le scuole e gli artisti locali verso il suo stile innovatore, cambiando in modo definitivo i tragitti del linguaggio figurativo italiano.

Il percorso espositivo prevede per prime le opere giovanili: il frammento della Maestà della Vergine da Borgo San Lorenzo e l'altra Maestà della Vergine, da San Giorgio alla Costa, documentano il momento in cui il giovane Giotto era attivo tra Firenze e Assisi.

Segue il nucleo dalla Badia fiorentina, con il polittico dell'Altar Maggiore, attorno al quale saranno ricomposti alcuni frammenti della decorazione affrescata che circondava lo stesso altare. La tavola con il Padre Eterno in trono proviene dalla Cappella degli Scrovegni e documenta la fase padovana del maestro. Segue quindi lo straordinario gruppo che inizia dal polittico bifronte destinato alla cattedrale fiorentina di Santa Reparata, e che ha il suo punto d'arrivo nel polittico Stefaneschi, il capolavoro dipinto per l'altar maggiore della Basilica di San Pietro.

La mostra si chiude con i dipinti della fase finale della carriera del maestro: il polittico di Bologna, che Giotto dipinse nel contesto del progetto di ritorno in Italia, a Bologna, della corte pontificia allora ad Avignone; e il polittico Baroncelli dall'omonima cappella di Santa Croce a Firenze, che nell'occasione della mostra verrà ricongiunto con la sua cuspide, raffigurante il Padre Eterno, conservata nel museo di San Diego in California.

L'esposizione sarà completata dall'emozionante esperienza della visione ravvicinata dei dipinti murali che Giotto realizzò nella Cappella Peruzzi di Santa Croce a Firenze. Al ciclo, rovinatissimo per ridipinture e cattivi restauri, è stato infatti recentemente dedicato un progetto diretto dall'Opificio delle Pietre Dure di Firenze e sostenuto da I Tatti/Università di Harvard. L'intervento ha consentito di sottoporre gli affreschi a indagini innovative, in particolare tramite riprese fotografiche a ultravioletto, inconsuete per dipinti di questo tipo. È così apparso un Giotto assolutamente non visibile ad occhio nudo, di una qualità altrimenti inimmaginabile.