16 gennaio 2021
Aggiornato 03:00
Mostra

Berengo Gardin: i miei «Mostri a Venezia» per dire no alle navi da crociera

In mostra a Villa Necchi Campiglio a Milano fino al 28 settembre 27 scatti del fotografo italiano, veneziano d'adozione, che denunciano lo scempio delle grandi navi che inquinano e mettono in pericolo la Laguna

VENEZIA - Il legame fortissimo che Gianni Berengo Gardin ha con Venezia si intravede proprio da questi scatti: duri, puri, rigorosamente in bianco e nero, che denunciano lo scempio delle navi da crociera che sfiorano piazza San Marco per accontentare turisti assonnati e distratti con il famoso quanto sciocco «inchino». A 84 anni il maestro della fotografia italiana, veneziano d'adozione nonostante l'appartenenza ligure e una vita trascorsa a Milano, usa l'obiettivo per puntare il dito contro questi palazzi viaggianti che oscurano la bellezza della Serenissima. In mostra fino al 28 settembre a Villa Necchi Campiglio a Milano si possono vedere i suoi "Mostri a Venezia": 27 foto scattate tra il 2012 e il 2014 nel Canale della Giudecca, punto di transito per le navi da crociera che entrano e escono dal capoluogo veneto.

IL BIANCO E NERO - Berengo Gardin sceglie ancora una volta il reportage in bianco e nero, rigorosamente a pellicola, perché, come ama sempre ripetere, «il colore distrae sempre chi guarda una foto, perché ci si concentra più sul colore che sul contenuto». Il digitale è un «fatto commerciale e cambia la mentalità dei fotografi perché scattano a mitraglia. C'è una pubblicità che dice: 'non pensare, scatta'. Nei miei incontri all'università ai ragazzi insegno il contrario: 'pensa, pensa, poi scatta'. L'unico vantaggio del digitale è l'immediatezza, ma non amo questa accelerazione della vita».

PERICOLO E INQUINAMENTO - In questo lavoro il fotografo mette a nudo la pericolosità delle grandi navi che solcano i canali veneziani: «Le Grandi Navi, che sono lunghe il doppio di San Marco e in altezza sono una volta e mezza Palazzo Ducale – spiega – sono un pericolo perché inquinano, smuovono la terra sotto l'acqua e non è certo un beneficio per le palafitte veneziane e poi visivamente sono un pugno nell'occhio. Tutte balle quelle di chi sostiene che non è così».