15 luglio 2020
Aggiornato 14:00
Melandri: «Nessuna spartizione, io sono un tecnico»

Pennacchi: Melandri si è dimessa, ci ha preso per fessi?

Antonio Pennacchi, scrittore, ex militante di sinistra e ultimamente finiano atipico esprime un giudizio durissimo sulla nomina di Giovanna Melandri a direttore del museo di arte contemporanea di Roma: «Prima di lasciare si è assicurata l'incarico...»

FIRENZE - «Quanti siamo in Italia? Quanti milioni? Più di sessanta. Possibile che tra tanti italiani proprio un politico bisognava scegliere per dirigere il Maxxi? Vergogna. Che vergogna», «basta hanno rotto. E provassero a dare ancora lezioni di etica. Sono una vergogna come gli altri». Antonio Pennacchi, scrittore, ex militante di sinistra e ultimamente finiano atipico esprime un giudizio durissimo sulla nomina di Giovanna Melandri a direttore del museo di arte contemporanea di Roma. In una intervista al Messaggero spiega che la sua nomina «è il segno che in Italia non abbiamo il minimo senso della democrazia. In America si sarebbero dimessi tutti».
La Melandri si è dimessa.... «Ci vuole prendere in giro? Ci ha preso per fessi? Proprio lei che è mezza americana?», incalza Pennacchi, «prima si assicura l'incarico e poi si dimette. Ma se l'avesse fatto un deputato di destra che avrebbe detto la sinistra?». E' stata ministro della Cultura... «Pure Bondi. Perchè non hanno chiamato lui?».

Melandri: Nessuna spartizione, io sono un tecnico - «Una spartizione? La decisione del ministro Ornaghi, che mi lusinga e mi onora, è la scelta di un tecnico nei confronti di un altro 'tecnico' perchè quel museo l'ho istituito io quand'ero a capo del ministero dei Beni culturali. Ornaghi ha fatto una scelta istituzionale chiamando la 'madre' del Maxxi». Così la parlamentare del Pd Giovanna Melandri, che nelle settimane scorse aveva annunciato che non si sarebbe ricandidata nel 2013, risponde, in una intervista a 'Repubblica', alle polemiche per la sua nomina a presidente della Fondazione del Museo romano.
«Ma che! - spiega - Ornaghi mi ha chiesto di rilanciare e internazionalizzare il Maxxi che, ricordo, nasce con una mia scelta da ministro nel 1999», «non c'è nessuna logica spartitoria e il Pd non c'entra nulla». Melandri annuncia comunque che valuterà se dimettersi «subito da parlamentare» mentre a cambiare idea sull'incarico «non ci penso nemmeno». Intervistata anche dal 'Messaggero', Melandri bolla come «miserie» sulla sua nomina.