20 giugno 2021
Aggiornato 18:00
Editoriale nel Tg di La7

Mentana: Se Mediaset comprasse La7 me ne andrei

«Se Berlusconi torna premier avrebbe il controllo di Mediaset, di gran parte della Rai, come i suoi predecessori, e con La7 controllerebbe tutta l'informazione in chiaro, forse è un po' troppo». Lo ha detto Enrico Mentana in un editoriale nel Tg di La7 di cui è direttore. Gentiloni: Mediaset non potrebbe acquisire La7. FNSI: Intervenga il Governo

ROMA - «Se Berlusconi torna premier avrebbe il controllo di Mediaset, di gran parte della Rai, come i suoi predecessori, e con La7 controllerebbe tutta l'informazione in chiaro, forse è un po' troppo». Lo ha detto Enrico Mentana in un editoriale nel Tg di La7 di cui è direttore. «Questa tv è cresciuta proprio perchè alternativa a Mediaset, lo sarebbe meno se ne facesse parte - ha aggiunto -, poi c'è un piccolo problema che riguarderebbe il sottoscritto, Mediaset non è la Guantanamo dell'informazione lo so e personalmente tre anni e mezzo fa lasciai non per mia scelta, fu una rottura sulla libertà di informazione», perciò se Mediaset controllasse La7 «per coerenza e dignità mi dimetterei da questo tg».

Vita (Pd): Su Mediaset-La7 attendiamo smentita, non si può - «Dopo le notizie emerse sull'interessamento di Mediaset all'emittente La7, ci attendiamo che il Governo risponda in Aula alle nostre interrogazioni sulla vicenda. Tra l'altro, con estrema leggerezza, si parla di un'offerta da parte di un gruppo che non può minimente acquisire altre emittenti, pena la violazione delle già molto deboli norme antitrust. E allora di che si tratta?». Lo ha affermato Vincenzo Vita, senatore Pd in commissione di Vigilanza Rai.
«Oppure - ha aggiunto - è talmente ancora forte la sub-cultura del conflitto di interessi da rendere innocue le leggi in materia? E' lecito attendersi un'immediata smentita. Come si vede, la questione televisiva continua ad essere imperterrita l'anomalia italiana. E non c'è governo tecnico che tenga».

Gentiloni: Mediaset non potrebbe acquisire La7 - «Non so se Mediaset voglia davvero acquisire Telecom Italia Media e La7. So che non può farlo». Lo dice Paolo Gentiloni, deputato del Partito Democratico.
«Ci sono innanzitutto precisi limiti ex ante - spiega - fissati dalla Comunità Europea e da norme italiane sul numero massimo di multiplex e di programmi. Ma aldilà di questo c'è l'ovvia constatazione che nessuna autorità antitrust potrebbe mai consentire al gruppo dominante nella Tv commerciale di acquisire il suo unico competitore sul fronte sia degli ascolti che della raccolta pubblicitaria», conclude Gentiloni.

FNSI: Intervenga il Governo - «L'interesse di Mediaset all'acquisto de La7 e delle frequenze di Telecom Italia Media richiama una verità evidente e rimossa: l'assetto delle comunicazioni nel nostro Paese è rimasto esattamente identico a quello garantito per anni dalla presenza di Berlusconi a Palazzo Chigi». Lo sottolinea in una nota la Federazione nazionale della stampa.
«Segnato dunque in modo profondo dagli oligopoli, ed esposto persino ad ulteriori rischi di concentrazione, come attestano le indiscrezioni riportate sui quotidiani di oggi; che fanno séguito ai dubbi sull'operazione e alle contrarietà sulle forme già espressi dal sindacato dei giornalisti. Mario Monti guida il governo da dieci mesi - ricorda il sindacato dei giornalisti -, ma le regole del sistema sono le stesse per le quali l'Europa da anni ci guarda con sospetto. Rivedere la governance della Rai si è rivelata missione impossibile, l'asta delle frequenze sembra impantanata, mentre l'emittenza locale sta sprofondando in una crisi drammatica. E' un problema di pluralismo (cioè di democrazia) ed è un problema di tenuta industriale (cioè di posti di lavoro). Per entrambe le ragioni è vivamente richiesta una manifestazione di interesse al tema da parte dell'esecutivo: dal quale vorremmo sapere innanzitutto se ritenga auspicabile (e compatibile con la pur permissiva legislazione vigente) che il numero dei 'poli' italiani, già esiguo, si contragga ancora di più».
Il sindacato dei giornalisti sollecita inoltre le forze politiche: «I partiti hanno il dovere di parlare senza inganni sul tema, e dire parole chiare anche sui tanti conflitti di interesse (non c'è solo quello berlusconiano) che pesano sul nostro sistema dei media. Lo devono fare tanto più ora che si apprestano a chiedere il consenso dei cittadini nella campagna elettorale ormai avviata».

Belisario (IdV): Vengono i brividi - «Vengono i brividi al solo pensiero che Mediaset possa acquistare La7. Ci libereremo mai di questo infinito conflitto di interessi?». Se lo chiede il presidente dei senatori dell'Italia dei Valori, Felice Belisario. «Berlusconi ha già occupato le tre reti Rai e, tra le tv in chiaro, solo La7 può dirsi non dipendente dall'ex presidente del Consiglio. Evidentemente l'aumento degli spazi dedicati alla politica preoccupa il cerchio magico attorno all'anziano leader».
«La speranza, almeno questa volta, è che il garante della concorrenza intervenga - prosegue Belisario - per impedire questo ennesimo scempio. Saremmo l'unico paese in cui il 100 per 100 degli introiti pubblicitari e dei programmi della tv in chiaro avvantaggiano il capo di una parte politica. E' una sciagura da evitare a tutti i costi, o forse aiutare Berlusconi é proprio la vera mission di Monti e Passera?».

Bonelli (Verdi): Monti fermi trust pericolosissimo - «Il presidente del Consiglio Mario Monti blocchi immediatamente il pericolosissimo trust che si verrebbe a creare se Mediaset acquistasse La7». Lo chiede il presidente dei Verdi Angelo Bonelli, aggiungendo: «Da commissario europeo Monti si è contraddistinto per la lotta ai monopoli e alle posizioni dominanti; lui stesso ai tempi del suo insediamento ha rivendicato la sua battaglia contro Microsoft da Commissario Ue. Bene adesso da presidente del Consiglio intervenga per evitare che in un settore come l'informazione, fondamentale per la democrazia, si compia l'ennesimo scempio che soffocherebbe su nascere l'indipendenza di una emittente indipendente come La7 e rappresenterebbe un ulteriore attacco al già asfittico pluralismo politico e tematico che contraddistingue le televisioni italiane».
«Chi si chiedeva che fine ha fatto Berlusconi ora ha la risposta: l'ex premier e il suo ingombrantissimo e mai risolto conflitto d'interessi sono a lavoro per completare l'opera di occupazione mediatica in vista della ri-discesa in campo alle prossime elezioni politiche - conclude Bonelli -. A questo punto ci aspettiamo un intervento del governo ed in prima persona del premier che, dopo la brutta figura sul beauty contest, deve dimostrare che sulle tv il governo non è ostaggio del Pdl».