29 agosto 2025
Aggiornato 07:30
La Sentenza

Ospedale d'Ivrea, licenziato il primario di Otorinolaringoiatria

Valerio Di Fortunato era autorizzato per esercitare in intramoenia, ma lo faceva uscendo dal reparto senza timbrare il cartellino. Niente reintegro la Corte d'Appello di Torino sposa la tesi di Asl To4.

IVREA – Da domani, 18 aprile (proprio il giorno del suo 63° compleanno) Valerio Di Fortunato non lavorerà più per l'ospedale d'Ivrea. Termina così, al terzo grado di giudizio, la vicenda del primario di Otorinolaringoiatria accusato da Asl To4 di esercitare attività privata durante gli orari di lavoro in nosocomio.

A ribaltare le sentenze di due diversi giudici del tribunale di Ivrea che avevo deciso per il reintegro, ci ha pensato la Corte d'Appello di Torino, che ha invece dichiarato legittimo il licenziamento del professor Di Fortunato da parte di Asl To4 e confermato integralmente la decisione dei vertici aziendali.

Il primario aveva, sì, il premesso di esercitare in intramoenia, peccato però che lo facesse in orari diversi da quelli autorizzati, di fatto assentandosi dal suo lavoro in reparto senza giustificato motivo. Detto più semplicemente il medico si allontanava dalla struttura pubblica per visitare a titolo privato – quindi a pagamento – in altre strutture senza aver timbrato il cartellino di uscita dichiarando falsamente la propria presenza al lavoro. La sentenza esclude a Di Fortunato l'attenuante della negligenza perché il fatto si è ripetuto troppo spesso nel tempo. Poco conta anche che il centro unico di prenotazione di Asl To4 delegasse la prenotazione delle visite alle strutture convenzione, e fosse poi la stessa Asl a riscuotere le parcelle dei pazienti e a pagare le spettanze al medico. L'assenza di controlli mirati, secondo il giudice del Lavoro, non giustifica la condotta sleale del primario.

La sentenza con data odierna sarà attiva già da domani: «Siamo soddisfatti dell’esito di questo procedimento giudiziario – riferisce il direttore Generale dell’Asl To4, Flavio Boraso –, anche perché conferma la linea che l’Azienda si era data di doveroso rigore nei confronti di chi palesemente non ottempera ai regolamenti e alle norme, nel rispetto della stragrande maggioranza dei dipendenti che vi si attengono scrupolosamente. Con questa sentenza, in qualche maniera, sono valorizzati il comportamento onesto e leale e la morale retta della stragrande maggioranza dei dipendenti dell’Azienda».