28 maggio 2020
Aggiornato 17:00
Calcio

Milan: c’è davvero voglia di arrivare in Europa?

Tourneè estive, poca competitività della Coppa Uefa, stravolgimento della preparazione in vista della prossima stagione. Alla base degli scarsi risultati dei rossoneri potrebbe esserci anche qualche calcolo a tavolino?

Un'immagine del Milan 2016-2017
Un'immagine del Milan 2016-2017 ANSA

MILANO - Dalla goleada contro il Palermo allo scialbo pareggio di Crotone, passando per il rocambolesco 2-2 nel derby acciuffato al 96’ inoltrato e per il clamoroso tonfo casalingo contro l’Empoli. Questo il Milan dell’ultimo mese, una squadra schizofrenica dall’andamento simile alle montagne russe e che, nonostante tutto, resta aggrappata a quel sesto posto che significa qualificazione in Coppa Uefa partendo dai preliminari di luglio; Milan ancora aggrappato all’Europa anche perché le più dirette inseguitrici, Inter e Fiorentina, restano dietro ai rossoneri a causa del loro andamento ancora più lento di quello della formazione milanista. Secondo Mario Sconcerti, noto giornalista, scrittore ed oggi anche commentatore televisivo della Rai, non c’è nient’altro che la mediocrità dei rispettivi organici nei mancati risultati delle tre pretendenti al sesto posto, ma il dubbio che qualcuno, a Milano soprattutto, inizi a pensare che forse qualificarsi per la Coppa Uefa non porti poi così tanti vantaggi si sta insinuando sempre di più nella testa degli appassionati.

Insidie

Tanto per cominciare, c’è un motivo economico in casa rossonera: partendo a luglio per disputare il primo turno di Coppa Uefa, infatti, il Milan sarebbe costretto a saltare il torneo in Cina contro Inter, Arsenal ed altre compagini europee, avendo un notevole ritorno finanziario e di immagine soprattutto dopo la cessione societaria ad una cordata facente capo proprio in Cina; saltarla potrebbe creare svantaggi al club milanese, forse anche più rilevanti del mancato accesso in Europa. Secondo: la Coppa Uefa non è la Coppa dei Campioni, il livello di competitività, di squadre partecipanti, di visibilità e di attenzione mediatica è nettamente inferiore e, a conti fatti, sacrificare metà delle vacanze estive e della preparazione atletica per una competizione di minore importanza potrebbe non essere saggio. Infine, sempre a proposito di preparazione, iniziare il ritiro a giugno ed arrivare così spompati in primavera, rischierebbe di compromettere il prossimo campionato nel quale il Milan punterà tutto sulla qualificazione alla Coppa dei Campioni 2018-2019 arrivando fra le prime quattro della serie A. Onestamente, però, ogni motivazione, per quanto sensata, cozza contro l’aspetto più sportivo e basilare del calcio: fare il massimo possibile in ogni competizione; il Milan non partecipa alle coppe europee da tre anni, francamente rimanerne fuori per la quarta volta di fila, sarebbe ben peggiore di una mancata partecipazione alla tourneè estiva cinese. Per buona pace della nuova proprietà e dei tifosi asiatici.

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