22 febbraio 2020
Aggiornato 17:30
Calcio

Anche Montella conferma: "Un errore cacciare Mihajlovic"

Il tecnico del Milan sottolinea come i rossoneri avrebbero centrato con ogni probabilità l'Europa senza lo scossone dell'inutile esonero del serbo lo scorso aprile

Sinisa Mihajlovic ha allenato il Milan da luglio 2015 ad aprile 2016, oggi è tecnico del Torino
Sinisa Mihajlovic ha allenato il Milan da luglio 2015 ad aprile 2016, oggi è tecnico del Torino ANSA

MILANO - L'esonero di Sinisa Mihajlovic da parte di Silvio Berlusconi nella scorsa primavera non l'ha capito nessuno, o meglio, nessuno ne ha capito il senso logico. Pur senza incantare (e come avrebbe fatto con quell'organico), il tecnico serbo stava conducendo serenamente il Milan verso il ritorno in Europa dopo due anni, blindando il sesto posto ai danni del Sassuolo e con la finale di Coppa Italia già messa in cassaforte e pronta per essere disputata. Poi il licenziamento al termine della dignitosissima sconfitta dei rossoneri a San Siro contro la Juventus (1-2) e il Milan affidato alle cure dell'inesperto Cristian Brocchi, allenatore della Primavera, promosso in prima squadra e coccolato da Berlusconi come predestinato e fautore di quel giuoco brillante tanto caro al Cavaliere. I risultati sono noti: gioco peggiore di quello precedente, Milan in caduta libera e sesto posto perso con rimonta del Sassuolo in volata, finale di Coppa Italia persa (pur dopo un'ottima prestazione) e qualificazione Uefa persa un'altra volta. Oggi Vincenzo Montella, che ha ereditato la panchina di Brocchi lo scorso luglio, ha un pensiero condiviso dal mondo intero fuorchè da Berlusconi: "E' stato difficile per me restituire autostima ai calciatori del Milan - afferma il tecnico campano - e penso che anche Mihajlovic avesse fatto un ottimo lavoro, anzi, credo che se fosse rimasto fino alla fine del campionato scorso, forse io avrei allenato questa squadra in Europa». Un errore cacciare Mihajlovic, pensiero condiviso pure da Montella che si rammarica oggi per una qualificazione europea buttata via e persa solamente per un capriccio del presidente, irritato dalla mancanza di bel giuoco di un allenatore che aveva sempre giocato a quel modo e che lo stesso Cavaliere aveva scelto per grinta e personalità, proprio ciò che al Milan era mancato negli ultimi anni.