16 dicembre 2019
Aggiornato 02:30
L'uomo contro la macchina

Yamaha studia la moto per battere Valentino Rossi

La prima due ruote con pilota automatico, che sarà messa alla prova in pista nientemeno che contro il Dottore: questo il progetto avveniristico lanciato dall'amministratore delegato della casa dei Diapason, Hiroyuki Yanagi.

Valentino Rossi in azione sulla sua Yamaha M1
Valentino Rossi in azione sulla sua Yamaha M1 Yamaha

ROMA – Non bastavano più gli avversari umani. Ora Valentino Rossi avrà anche un rivale personale e super-tecnologico: una moto robot, studiata apposta per scontrarsi con lui in pista e, possibilmente, batterlo. E il bello è che a svilupparla è proprio la sua Yamaha. No, la casa dei Diapason non è improvvisamente impazzita, non ha deciso di remare contro al suo portacolori di punta. Al contrario: offrendosi come sparring partner per l'occasione, sarà il Dottore a fornire il punto di riferimento più impegnativo possibile alla prima moto da corsa a guida completamente autonoma. Il più forte dei piloti umani contro il primo pilota automatico: una sfida all'avanguardia, che fin da oggi si preannuncia straordinariamente appassionante. A lanciarla è stato nientemeno che Hiroyuki Yanagi, amministratore delegato del costruttore di Iwata, fissando una ben precisa tabella di marcia per il progetto che era già stato battezzato Motobot. «Il nostro impegno sportivo proseguirà a lungo termine, concentrandosi in futuro specialmente sull'assistenza ai guidatori, a livello ingegneristico e tecnologico, ma anche di sicurezza – ha spiegato Yanagi-san in un'intervista rilasciata al sito ufficiale della MotoGP – La prima fase prevedeva un potenziamento della guida robotica ed è stata completata nel 2015. Il secondo passo consiste nello sviluppo di sistemi che siano in grado di guidare la moto con un pilota automatico. E in una terza fase quella moto a guida autonoma dovrà scendere in pista per sfidare Valentino Rossi».

Una storia di sport
È questa la logica sottesa alla partecipazione della Yamaha al Mondiale di MotoGP, tanto storica quanto di successo: utilizzare le competizioni come laboratorio per il suo prodotto di serie. «Gli sviluppi che stiamo portando avanti passano attraverso la partecipazione alla MotoGP, che dà grossi benefici anche alle moto stradali – prosegue l'ad – I prodotti e le tecnologie sviluppate nel nostro reparto corse un giorno saranno a disposizione di tutti i clienti. Questo perché tecnici che hanno accumulato esperienza nel mondo delle corse possono davvero trasportare un grande know how sul prodotto di serie. È seguendo questa filosofia che abbiamo raggiunto la leadership mondiale». E poi, naturalmente, c'è l'aspetto umano: «Siamo consapevoli che siamo in grado di condividere con tanti tifosi l’immenso entusiasmo e la soddisfazione per le corse, proprio perché abbiamo qualcosa che ci lega ad un’ampia base di clienti. Questo è un bene per la nostra azienda, questi successi sportivi hanno dato grande impulso alle nostre vendite, ma anche allo sviluppo di nuovi prodotti. E la cosa più importante è che questo ci consente di aumentare molto la motivazione dei dipendenti della Yamaha, di spronarli ad accettare la sfida e a dare il massimo. Lo sport fa autenticamente parte del nostro dna. È per questo che oggi sosteniamo la VR46 Academy, dove Valentino Rossi fa da maestro ai giovani piloti di tutto il mondo». E, prossimamente, anche ai piloti robot.