17 ottobre 2019
Aggiornato 07:30

La nostalgia di Panucci ed un Milan che non esiste più

I ricordi rossoneri dell’ex difensore non fanno che confermare l’involuzione e il crollo di una società per anni modello in Europa

MILANO - Con Fabio Capello ha vinto tutto in rossonero, ha conosciuto un ambiente unico ed inimitabile, simbolo di un calcio che viaggiava a ritmi tripli rispetto agli altri. Christian Panucci ed il Milan, una storia durata dal 1993 all’inverno del 1996, il Milan degli Invincibili, Panucci difensore eclettico, carismatico, pericoloso in zona gol. Oggi l’ex calciatore siede in panchina, è il nuovo allenatore della Ternana, mentre il Milan, da società numero uno in Europa che era, è ridotta a comparsa della serie A, alle prese con un passaggio di proprietà che continua misteriosamente a non avvenire e con una campagna acquisti balbettante. Panucci è stato chiaro nell’intervista in cui ha ricordato i bei tempi milanisti: «Il Milan in cui giocavo io era una società modello, formata solo dai migliori calciatori d’Europa, basti pensare che il pallone d’oro Papin faceva la panchina. Oggi è invece tutto diverso - riconosce l’ex calciatore - e le cose sono iniziate ad andare male da quando il presidente Berlusconi si è allontanato dalla squadra. Ora non spende neanche più come una volta e il Milan è calato tanto, il vecchio Milan non c’è più».

Fallimento tecnico

Un tempo il Milan portava in società i più forti calciatori d’Europa, a volte sembrava che lo facesse apposta per levarli agli altri, oggi invece Adriano Galliani fatica e sbuffa per convincere un onesto attaccante del Genoa (Pavoletti) a trasferirsi a Milanello, cercando di strapparlo con fatica ad una media concorrenza. Il Milan odierno punta un talento come Marko Pjaca e lo lascia lì per mancanza di sprint finale nella trattativa, favorendo la rimonta della Juventus; idem per i vari Candreva e Benatia, vagamente attratti dai colori rossoneri ma immediatamente pronti a cambiare aria non appena constatati i  temporeggiamenti rossoneri. Una campagna acquisti che stenta non solo a decollare, stenta ad essere impostata, col solo arrivo di Lapadula che non può bastare a colmare l’immenso divario fra il Milan e le prime della classifica. Ancora oggi c’è qualche inguaribile ottimista, qualche inconsolabile vedova berlusconiana che continua a dire: «Ma aspettiamo prima di giudicare, vediamo il lavoro della squadra, i risultati arriveranno». Apprezzabile il tentativo, molto più dura la realtà: i cinesi non arrivano, la prossima stagione, per la quarta volta consecutiva, il Milan rimarrà con tutta probabilità fuori dall’Europa, dando sfogo agli stessi discorsi e alle stesse recriminazioni degli ultimi anni, senza capire (o senza voler capire) che la società che ad inizio anni novanta era il top del top, oggi è solamente una pallida e sbiadita copia del grande club che fu.