10 dicembre 2019
Aggiornato 02:30

Gazzetta e Tuttosport in coro: "Giampaolo in vantaggio su Brocchi". Perchè?

La panchina del Milan sembra aver trovato il suo favorito: l'ex allenatore dell'Empoli avrebbe scavalcato l'attuale tecnico rossonero per guidare la squadra milanese il prossimo anno sia in caso di cessione del club che in caso di permanenza di Berlusconi. Ma quanti dubbi attorno a Giampaolo....

MILANO - La svolta è vicina. No, non quella societaria, lì bisognerà pazientare ancora un po' e con il concreto rischio che il Milan resti bloccato sul mercato accontentandosi poi dei rimasugli scartati da altri. E' la questione legata all'allenatore che invece sembra essersi quasi sbloccata: caduta l'ipotesi di Unai Emery (pronto a firmare col Paris Saint Germain), congelata quella di Manuel Pellegrini (troppo alto l'ingaggio dell'argentino), mai decollata quella di Rudi Garcia (che piace molto a Siviglia e Valencia), i nomi in ballo restano solamente due, Cristian Brocchi (che ha guidato il Milan nell'ultimo mese e mezzo di stagione dopo aver allenato per due anni la Primavera) e Marco Giampaolo (appena svincolatosi dall'Empoli dopo aver condotto i toscani ad una brillante salvezza). Secondo La Gazzetta dello Sport e Tuttosport, sarebbe proprio l'ex allenatore anche di Cremonese ed Ascoli il grande favorito per sedersi sulla panchina milanista a partire dal prossimo ritiro di luglio: il tecnico nato a Bellinzona, infatti, dovrebbe incontrare Galliani la prossima settimana ed intavolare l'ipotetico Milan 2016-2017, come fatto negli scorsi giorni da Brocchi; dopodichè, Galliani e Berlusconi prenderanno una decisione che pare oggi orientata su Giampaolo, gradito anche ai cinesi a differenza di Brocchi, di cui è innamorato solo il presidente rossonero. Giampaolo in pole position, dunque, ma tutti si chiedono perchè e i tifosi palesano evidenti dubbi.

Pro

Gli aspetti positivi dell'eventualità di vedere Marco Giampaolo sulla panchina del Milan sono in realtà pochissimi: l'ex allenatore dell'Empoli ha guidato gli azzurri orfani di Maurizio Sarri ad una salvezza coi fiocchi, condita da bel gioco ed un'organizzazione di squadra che ha rasentato la perfezione. Grazie alla gestione dell'allenatore abruzzese, poi, hanno reso al massimo calciatori come Saponara e Zielinski che tanto potrebbero tornare utili al Milan e che seguirebbero volentieri Giampaolo in un'altra avventura. L'ex allenatore della Cremonese, inoltre, è più o meno l'unico a praticare ancora il 4-3-1-2, modulo riposto in soffitta dall'intero pianeta ma che tanto piace a Silvio Berlusconi che lo ha simpaticamente (e manco tanto) imposto anche a Cristian Brocchi che, accontentato un paio di volte il presidente, ha poi virato su un più congeniale 4-3-3. Infine, altra carta favorevole a Giampaolo è l'assenso della cordata cinese, un punto non indifferente nella scelta del nuovo tecnico milanista, perchè in questo modo Galliani sa che scegliendo Giampaolo può già iniziare a programmare la prossima stagione senza attendere la fine della querelle legata al passggio delle quote di maggioranza della società.

Contro

E veniamo alle (molte) note dolenti. Premesso che Giampaolo è un ottimo insegnante di calcio, un maestro di tattica ed un sapiente gestore del gruppo, riconosciuto ed apprezzato anche da Arrigo Sacchi che peraltro spinge Berlusconi e Galliani a scegliere il tecnico nato in Svizzera, al di là della parentesi empolese, le sue precedenti avventure sono state pessime, se non disastrose: nel 2010 è stato esonerato dal Catania e sostituito da Diego Pablo Simeone (che ha poi condotto i siciliani alla salvezza), l'anno successivo lo ingaggia il Cesena che lo solleva dall'incarico dopo nove giornate e soli tre punti raggranellati. Quindi la fuga da Brescia (serie B) nel 2013 dopo un inizio di campionato incolore e la furia dei tifosi lombardi che chiedevano a gran voce il ritorno in panchina di Alessandro Calori; infine il tentativo miseramente fallito di riportare la Cremonese dalla serie C alla serie B, con la squadra grigiorossa incapace di raggiungere anche i playoff (ottavo posto in classifica) con la conseguente rescissione del contratto con Giampaolo. Il Milan, questo Milan soprattutto, non può permettersi di affidare la panchina ad un tecnico con un curriculum così scadente, con l'ottima esperienza di Empoli come unica nota positiva negli ultimi sei anni; si potrebbe dire che le avventure di Giampaolo nelle ultime stagioni siano le uniche peggiori di quelle del Milan stesso, pertanto metterlo alla guida della compagine rossonera sarebbe più che un azzardo, l'ennesimo dopo Seedorf, Inzaghi e Brocchi. Che Giampaolo sia gradito anche alla cordata cinese non può essere una cartina tornasole per Galliani, perchè i nuovi investitori possono mettere capitali nel Milan ma calcisticamente hanno poco pelo sullo stomaco; inoltre, il prossimo sarà comunque un campionato di transizione per i rossoneri, troppo in ritardo rispetto alle altre nella costruzione della squadra. I cinesi non hanno la bacchetta magica, possono investire più di Berlusconi (e ci vuole poco) ma non possono rivoluzionare il Milan in una sessione di mercato. Giampaolo rischia di essere inghiottito da un ambiente troppo più grande di lui, da una società in fase di trasloco ed incapace di difendere gli allenatori che sceglie e da un pubblico inferocito e allo stesso tempo depresso, pronto a svuotare anche quella piccola fetta di stadio che ancora presenta qualche colore rossonero. Scegliere Marco Giampaolo per poi ritrovarsi a giugno del 2017 a far la conta con l'ennesimo esonero e l'ennesimo cambio di allenatore, è un rischio che il Milan non può più permettersi di correre.