25 febbraio 2020
Aggiornato 02:00
Calcio

La Gazzetta dello Sport: “Berlusconi è ancora dubbioso”

Prosegue a rilento la trattativa per la cessione del Milan, il presidente rossonero vuole garanzie sugli investimenti annuali nel calciomercato

MILANO - «Vendo - non vendo - vendo - non vendo»…Silvio Berlusconi continua a sfogliare la margherita per decidere se cedere finalmente il Milan ad una proprietà che sappia valorizzarlo nuovamente, oppure tenerselo ed avviarsi verso la prima retrocessione in serie B della sua presidenza, con un organico fatto di soli giovani italiani, presi un po’ a casaccio in giro per l’Italia ed agglomerati in mezzo al campo da un allenatore ancora inesperto e indifeso (soprattutto dalla società) come Cristian Brocchi. Logica la conseguenza di un campionato da zona salvezza, logico il disamore del pubblico, logico il disimpegno di molti sponsor che deciderebbero (giustamente) di finanziare club più prestigiosi. La domanda sorge spontanea: cui prodest? A chi giova? A Berlusconi no di certo: il presidente si troverebbe a fronteggiare una rivoluzione rossonera senza precedenti e a dover organizzare la sopravvivenza di una squadra ormai in disarmo. Al Milan meno che mai, un club che passerebbe dalla prospettiva di tornare grande alla realtà di ridimensionarsi ancora di più. Ma le reali intenzioni di Silvio Berlusconi quali sono? Secondo la Gazzetta dello Sport, il presidente rossonero sarebbe d’accordo su quasi tutti i punti e si sarebbe convinto a cedere una società che non può più amministrare come prima, ma vorrebbe maggiori garanzie sugli investimenti della nuova cordata cinese in sede di calciomercato; in pratica Berlusconi vorrebbe che la nuova proprietà investisse 400 milioni di euro in tre anni per le campagne acquisti e senza questa promessa potrebbe clamorosamente decidere di far saltare la trattativa.

Deboli pretese

I cinesi non sembrano turbati da tali richieste, anzi, sarebbero già d’accordo sull’idea di investire molto nel Milan lasciando anche a Berlusconi il ruolo di presidente onorario, ma di certo non si può vendere la propria automobile a qualcuno ed obbligarlo a lavarla ogni sei mesi; chi diventa proprietario di qualcosa deve essere libero di gestirsi e gestire le sue proprietà come meglio crede. Non si capisce, inoltre, quali siano i dubbi di Berlusconi: il Milan con lui non può più investire nulla (per sua stessa ammissione), perché quindi non lascia operare la nuova dirigenza con i capitali messi a disposizione che certamente saranno più rilevanti dei suoi? La paura del popolo milanista è che Berlusconi sia indeciso a monte, ovvero non riesca a vedersi lontano dal Milan. Le richieste di una certezza sugli investimenti sono flebili, piccoli tentativi di rimandare una sentenza ormai scritta, col rischio concreto, però, di rovinare il mercato estivo di un Milan in colpevolissimo ritardo e che ad oggi non ha nessuna certezza, né sul fronte societario, né sull’allenatore che guiderà la squadra il prossimo anno e né sui calciatori che comporranno la rosa. Berlusconi continua a dire che agisce sempre e comunque per il bene del Milan, ma a giudicare da quanto la trattativa per la cessione del club vada al rallentatore, la sensazione è esattamente quella contraria.