20 settembre 2019
Aggiornato 22:00

Malagò al Parlamento: Non sono nemico del calcio

"Il mondo dello sport professionistico è regolato dalla legge 91 del 1981 in un modo che da molti è ritenuto non più adeguato. Il mondo dilettantistico è lasciato abbastanza a briglia sciolta. Per questo motivo vedo con favore l'intenzione del Parlamento di occuparsi di questa materia con una legge quadro". Lo ha detto il presidente del Coni, Giovanni Malagò.

ROMA - «Il mondo dello sport professionistico è regolato dalla legge 91 del 1981 in un modo che da molti è ritenuto non più adeguato. Il mondo dilettantistico è lasciato abbastanza a briglia sciolta. Per questo motivo vedo con favore l'intenzione del Parlamento di occuparsi di questa materia con una legge quadro». Lo ha detto il presidente del Coni, Giovanni Malagò, nell'audizione alla commissione Cultura della Camera sulla proposta di legge sul cosiddetto testo unico dello sport.

SERVONO SOLDI PER LO SPORT - «L'aspetto sociale dello sport? Può significare tutto. Sono in molti a salire sul carro di questa bellissima parola - ha detto Malagò - E' difficile dire che l'attività della scherma non abbia una funzione sociale, ma è chiaro che al tempo stesso essa mira a una medaglia alle Olimpiadi». Malagò ha ricordato altre realtà dello sport, come la differenza tra federazioni sportive nazionale e discipline sportive associate, gli enti di promozione sportiva, fino alle associazioni benemerite. «Eravamo molto preoccupati - ha aggiunto Malagò - quando c'erano stati dei rumors sulla possibilità che fosse abbassato dal Parlamento il tetto dei 7.500 euro al di sotto del quale le società sportive dilettantistiche hanno agevolazioni fiscali: se fosse stato così, sarebbe stata la chiusura per molte società. Quel tetto secondo me, invece, dovrebbe essere alzato».

CONI E PARLAMENTO DEVONO LAVORARE INSIEME - Malagò ha concluso il suo intervento affermando che se Coni e Parlamento non lavoreranno insieme «le prospettive possono non essere rosee. Oggi abbiamo creato invece i presupposti per un futuro, forse con qualche medaglia in meno, non è detto, ma sicuramente con qualche possibilità in più di migliorare socialmente e culturalmente la vita del Paese. Se vorranno agganciare il finanziamento pubblico dello sport a dei parametri stabiliti, ne sarò solo contento. Se per esempio il Parlamento volesse agganciare il finanziamento all'intervento sulla sedentarietà, ne sarei contento: basterebbe che prendessimo 200 milioni di euro in più per ogni un per cento in meno nella sedentarietà. Attualmente prendiamo, lo ricordo, meno di 400 milioni di euro. Se poi si volesse agganciare il finanziamento al medagliere, mi andrebbe bene anche quello».

NON SONO CONTRO IL CALCIO - Malagò, rispondendo a una domanda, è tornato sul tema dei "tagli" dei fondi alla Figc, ribadendo che «non ho tagliato niente: ho solo fatto in modo che il calcio non avesse una percentuale secca a parte». Per il presidente del Coni il calcio potrebbe anche «recuperare quello che ha perso, o magari avere ancora di più», a condizione che operi secondo i criteri del Coni, ma potrebbe anche succedere il contrario. «Se il calcio magari continua a fare un certo tipo di certe scelte, legittime e sacrosante trattandosi di una federazione privata, un soggetto di diritto privato, che fa le sue politiche, la cifra scende ancora. Nessuno può partire dal presupposto che qualunque cosa succeda il calcio prende una certa cifra». Sul doping, e in particolare sul caso Schwazer, Malagò ha detto: «Ho già detto che è importante vincere delle medaglie, ma è importante che siano pulite. L'Italia nella lotta al doping è considerata credibile a livello internazionale, ma secondo me non è abbastanza. Aspettatevi a breve delle novità, che integrano il sistema di controlli Coni-Nado».