25 ottobre 2020
Aggiornato 03:00
Scontro istituzionale al CONI

Barelli squalifica Malagò

Il presidente: «E' il trionfo dell'illogicità«. La Disciplinare della Fin condanna il n°1 del Coni, in quanto presidente della Canottieri Aniene, a 16 mesi di squalifica per le frasi contro Barelli. Malagò è ritenuto responsabile di «mancata lealtà e dichiarazioni lesive della reputazione« quando parlò in Giunta delle presunte doppie fatture.

ROMA  - Il presidente: «E' il trionfo dell'illogicità». La Disciplinare della Fin condanna il n°1 del Coni, in quanto presidente della Canottieri Aniene, a 16 mesi di squalifica per le frasi contro Barelli. Malagò è ritenuto responsabile di «mancata lealtà e dichiarazioni lesive della reputazione» quando parlò in Giunta delle presunte doppie fatturazioni del numero 1 del nuoto.

MALAGO' SI DIFENDE - «La decisione - ha sostenuto Malagò - conferma ancora una volta che è stato necessario riformare il codice della giustizia sportiva perché questo fosse realmente rispettoso di quei princìpi che regolano l'ordinamento dello sport. E non a caso su 75 componenti, l'unico voto contrario in Consiglio nazionale su questa delibera è stato del presidente della Federazione italiana nuoto. La cosa più sorprendente tuttavia è che la Commissione disciplinare della Fin, assumendosene la responsabilità, abbia disconosciuto una recente decisione dell'intera Giunta nazionale del Coni che aveva indicato nel Collegio di Garanzia dello Sport, che è la 'Cassazione dello Sport', l'autorità massima alla quale richiedere un parere. Parere che esplicitamente escludeva la titolarità in capo alla Commissione disciplinare della Federazione italiana nuoto».

IL CASO - Il caso era nato per una denuncia del Coni, presieduto da Malagò, alla Procura della Repubblica di Roma, per una presunta doppia fatturazione per 820mila euro per lavori di manutenzione della piscina del Foro Italico in occasione dei Mondiali di nuoto. Nel registro degli indagati era stato iscritto il presidente della Federnuoto Barelli, ma il pm aveva chiesto al gip l'archiviazione. La partita giudiziaria era stata poi riaperta dalla decisione di quest'ultimo di chiedere un supplemento di indagini, tuttora in corso.