11 luglio 2020
Aggiornato 02:30
La Sentenza del Tribunale di Napoli

Calciopoli: 5 anni a Moggi, condannati anche Lotito e Della Valle

Condannati anche gli ex designatori Paolo Bergamo a 3 anni e 8 mesi e Pierluigi Pairetto, a un anno e 4 mesi. Un anno e 11 mesi all'ex arbitro Massimo De Santis. Daspo come pena accessoria per gli imputati condannati

NAPOLI - L'ex dg della Juve, Luciano Moggi, è stato condannato a cinque anni e 4 mesi di reclusione per associazione a delinquere dai giudici della nona sezione del tribunale di Napoli al termine del processo nato dall'inchiesta Calciopoli.
Condannati anche gli ex designatori Paolo Bergamo a 3 anni e 8 mesi e Pierluigi Pairetto, a un anno e 4 mesi. Un anno e 11 mesi all'ex arbitro Massimo De Santis. Condannati inoltre per altri reati il presidente della Lazio Claudio Lotito e il presidente della Fiorentina Della Valle, entrambi a un anno e tre mesi.

Daspo come pena accessoria per gli imputati condannati - I giudici della nona sezione del tribunale di Napoli hanno stabilito per i sedici imputati condannati anche la misura del Daspo che prevede il divieto di accedere a manifestazioni sportive e a luoghi dove si accettano scommesse autorizzate. Come pena accessoria è stata decisa anche l'interdizione da uffici direttivi di società sportive per un periodo di tre anni. I difensori degli imputati hanno annunciato ricorso in Appello. L'impugnazione della sentenza sospende l'esecutività dei divieti. Gli imputati condannati rispondevano a diverso titolo dei reati di associazione a delinquere e frode sportiva.

Ibrahimovic: Volevano affondarci - «Eravamo semplicemente i migliori e ci dovevano affondare, ecco la verità». Lo scrive Zlatan Ibrahimovic nella sua autobiografia «Io, Ibra» parlando dello scandalo di Calciopoli che, nell'estate 2006, sconvolse il calcio italiano.
«Come sempre, quando qualcuno domina, altri vogliono tirarlo nel fango - scrive Ibra, che all'epoca era un attaccante della Juventus - e non mi stupiva affatto che le accuse venissero fuori quando stavamo per vincere di nuovo il campionato. Stavamo per portare a casa il secondo scudetto consecutivo quando scoppiò lo scandalo, e la situazione era grigia, lo capimmo subito. I media trattavano la faccenda come una guerra mondiale. Ma erano balle, almeno per la gran parte».
Lo svedese nega con decisione la tesi sui favori arbitrali alla Juve: «Avevamo lottato duramente, là in campo. Avevamo rischiato le nostre gambe, e senza avere nessun aiuto dagli arbitri, queste sono cazzate. Io dalla mia parte non li ho avuti proprio mai, detto in tutta franchezza. Sono troppo grosso. Se uno mi viene addosso io rimango fermo, ma se finisco io addosso a qualcuno quello fa un volo di quattro metri. Non sono mai stato amico degli arbitri, nessuno della nostra squadra lo era. No, no, eravamo semplicemente i migliori e ci dovevano affondare, ecco la verità».