16 ottobre 2021
Aggiornato 11:00
Lega Pro

Inaugurata la nuova sede. A Macalli i complimenti di Platini e Abete

Dopo un anno e mezzo di lavori, finalmente il grande giorno per Mario Macalli è arrivato

Dopo un anno e mezzo di lavori, finalmente il grande giorno per Mario Macalli è arrivato. Modificata la denominazione da Lega di C a Lega Pro, l’altro cambiamento riguarda la sede, inaugurata oggi pomeriggio con tanto di taglio del nastro e benedizione che è stata impartita da monsignor Alberto Alberti.

La cerimonia si è svolta alla presenza del presidente della Uefa Michel Platini, del presidente della Figc Giancarlo Abete e dei tre vice presidenti Gussoni, Tavecchio e Albertini, del presidente della Lega Professionisti Antonio Matarrese, dell’assessore allo sport di Firenze Eugenio Giani, e ovviamente del presidente della Lega Pro Mario Macalli che ha fatto gli onori di casa e ha mostrato orgoglioso il suo nuovo «gioiello».

Duemila metri divisi in tre edifici, con un'aula magna che può ospitare riunioni sino a 130 persone. La palazzina si trova a un chilometro dalla stazione, a 100 metri dalla Porta al Prato, con arazzi ai soffitti e sculture di gran pregio. I primi complimenti, subito dopo il taglio del nastro effettuato da Platini, Abete, Matarrese e Macalli insieme, i primi complimenti sono stati proprio quelli del presidente della Uefa: «Potete lavorare in un posto meraviglioso».
Macalli era trionfante a fine giornata: «Sono emozionato – ha dichiarato – perchè un sogno mio, e di tutte le persone che hanno collaborato a questo progetto, è diventato realtà. Questo è stato possibile perchè avevamo alle spalle un gruppo di società che ha aderito e appoggiato questo progetto; ringrazio tutti i dirigenti, presenti e passati, per il prezioso lavoro svolto».

Già in settimana il presidente della Lega Pro riprenderà il lavoro con la prima riunione del Consiglio Direttivo: ci sono da fare i ripescaggi anche se bisognerà aspettare l'esito di eventuali ricorsi al TAR delle società escluse e dovranno essere formati i gironi.