Chirurgia oculistica

Cataratta: dagli antichi Egizi alle tecniche più moderne. Gli interventi che ridonano la vista in soli dieci minuti

Il dottor Luigi Fusi spiega a Diario Salute TV perché si forma la cataratta e come intervenire per avere nuovamente una visione ottimale

Cataratta è una parola che deriva dall’antico latino. Si tratta di un argomento conosciuto addirittura dagli Egizi. Quando la gente cominciava a non vedere bene capiva che c’era qualcosa che scendeva, come un velo, davanti all’occhio: una cataratta d’acqua. E da quella parola è rimasto il modo di denominare la patologia – spiega il dottor Luigi Fusi, medico chirurgo specializzato in oculistica.

La comprensione dell’anatomia dell’occhio
«Per comprendere bene come era fatto l’occhio bisognò attendere il tempo in cui visse Leonardo Da Vinci. A quei tempi si scoprì cosa fosse il cristallino che si trova dentro l’occhio, dietro l’iride, e che in un individuo sano è generalmente trasparente e permette di mettere a fuoco le immagini. Questo permise di capire che questa era la causa di una cattiva visione o, peggio, della cecità», continua il dottor Fusi.

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    Il dottor Luigi Fusi a Diario Salute TV: «Bere acqua in abbondanza, integrare acidi grassi essenziali e utilizzare l’estratto di quercetina sono elementi fondamentali per mantenere l’equilibrio dell’occhio».

Le modificazioni del cristallino
«In presenza di una cataratta, il cristallino da trasparente vira a opaco. Le due condizioni sono quindi molto diverse. Quando il cristallino è trasparente le immagini possono essere messe a fuoco, mentre quando è opaco le immagini non arrivano alla retina perché l’opacità assorbe tutte le onde luminose. Il risultato è che il soggetto non vedrà più bene».

L'intervento chirurgico per la cataratta
L'intervento chirurgico per la cataratta (Designua | Shutterstock)
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    Luigi Fusi a Diario Salute TV: «Un nuovo tipo di occhiali, dotati di un fotopigmento sembrano evitare l’invecchiamento precoce del cristallino tipico di chi sta troppo ore davanti a uno schermo.

Gli interventi primitivi
«I nostri amici Egizi facevano un intervento – primitivo, ma lo facevano. Operavano il paziente facendo cadere il cristallino opaco dentro l’occhio. Di conseguenza, l’occhio, apparentemente aveva una luce. Però lo comprendiamo tutti: una porcheria così dentro l’occhio non poteva che, dopo poco tempo, provocare il distacco della retina, infezioni e disgrazie varie. Bisognò attendere i primi dell’Ottocento per avere i primi veri interventi di cataratta, che non sono paragonabili ai nostri. Non c’erano le tecnologie adeguate e il medico operava con uno strumento bisturi, cercando di far uscire da davanti il cristallino, dilatando la pupilla. Senza poi mettere alcunché».

Un’ottima capacità visiva
«La cataratta moderna, che conosciamo noi, quella che permette a quasi tutti – al 99 percento dei pazienti – di entrare in un polo chirurgico e di uscire poche ore dopo, brillantemente operato, è figlia degli anni Ottanta. Questo è stato possibile grazie all’avvento dei microscopi, perché è arrivata la sostituzione del cristallino opaco con cristallini artificiali. Questi permettono all’occhio vedere bene e meglio di prima. Tutto ciò è stato un grande passo avanti della tecnologia. Negli anni Settanta, l’operato di cataratta doveva portare degli occhiali spessi che ovviavano all’asportazione del cristallino - ma non all’occupazione di quella zona anatomica - non avevano le capacità visive che oggi riusciamo a dare ai nostri pazienti».

Un confort visivo straordinario
«Quindi, quello che è stato per secoli un flagello di cecità, al giorno d’oggi viene affrontata in maniera rapida, sicura, con interventi che durano mediamente non più di nove-dieci minuti. Inoltre, l’applicazione del cristallino artificiale dura tutta la vita residua del paziente offrendo un confort visivo eccezionale», conclude il dottor Lugi Fusi.