15 dicembre 2018
Aggiornato 05:00

Allattamento al seno? In Italia mancano le condizioni

Il latte materno è un alimento completo, essenziale per la buona crescita del bambino, e anche economico. Eppure, in Italia, c’è qualcosa che non va. Me parla il presidente SIN
Allattamento al seno
Allattamento al seno (Africa Studio | shutterstock.com)

La scelta di allattare al seno è la migliore che una mamma possa fare. Anche perché il latte materno è un alimento completo dal punto di vista nutrizionale. E poi, il latte materno è il latte che costa meno, se non proprio nulla, alla famiglia, con un impatto ambientale minimo – spiega la SIN, Società Italiana di Neonatologia in una nota

A protezione di mamma e bambino
L’allattamento al seno e il latte di mamma, protegge il neonato da numerose patologie dell’età pediatrica, come le infezioni gastrointestinali e respiratorie. E, inoltre, gli assicura una vita più sana, non solo nell’infanzia ma anche in età adulta, aiutando a prevenire molte malattie degenerative e cardiovascolari. La scienza – prosegue la nota SIN – ci dice anche che l’allattamento materno riduce addirittura del 73% il numero di morti improvvise del lattante, le cosiddette morti in culla. Ma allattare al seno fa bene anche alla mamma, che sarà meno soggetta a emorragie e a depressione nel periodo del post-partum, e al cancro del seno e dell’ovaio in seguito.

Mettere il neonato al centro del futuro
«Se vogliamo mettere veramente il neonato al centro del futuro uno degli elementi sui quali dobbiamo puntare con decisione è quindi la promozione dell’allattamento al seno – afferma il neopresidente della Società Italiana di Neonatologia, prof. Fabio Mosca – L’alimentazione con latte materno, fondamentale per tutti i neonati, diventa ancora più preziosa per i nati pretermine. In Italia abbiamo raggiunto buoni risultati nell’allattamento al seno alla dimissione del neonato pretermine, posizionandoci tra i migliori Paesi al mondo. Dai dati disponibili (Vermont Oxford Network) i neonati pretermine vengono dimessi dalle TIN italiane assumendo latte materno nel 66% dei casi, il 10% in più rispetto alle TIN nordamericane ed il 2% meglio delle TIN dei Paesi europei».

Un toccasana per i prematuri
I nati pretermine sono quelli che beneficiano maggiormente del latte materno e quindi è ancor più importante promuovere per loro la nutrizione con latte umano. «Nei neonati prematuri il latte materno è indispensabile non solo come nutriente ma anche come prima difesa immunitaria – sottolinea il prof. Mosca – Per favorire l’allattamento è però fondamentale l’apertura delle Terapie Intensive Neonatali (TIN) senza limitazioni di orario, in modo che la mamma sia il più possibile vicina al proprio neonato. Anche le Banche del Latte Umano (ben 38 presenti in Italia) svolgono un ruolo importante per permettere di usare latte materno donato in attesa della montata lattea». Queste indicazioni sono contenute nel documento ‘Promozione dell’uso di latte materno nelle Unità di Terapia Neonatale ed accesso dei genitori ai reparti’, che rappresenta il risultato di un’intesa fra SIN, la federazione dei genitori dei bambini ricoverati in TIN (Vivere Onlus) e Tavolo Tecnico Operativo Interdisciplinare sulla Promozione dell’Allattamento al Seno (TAS) del Ministero della Salute.

Una situazione non ottimale
La Società Italiana di Neonatologia – precisa la nota – è impegnata da anni per la promozione dell’allattamento al seno dei neonati e ha redatto nel 2015 un Position Statement con la Società Italiana di Pediatria (SIP), la Società Italiana di Cure Primarie Pediatriche (SICuPP), la Società Italiana di Gastroenterologia Epatologia e Nutrizione Pediatrica (SIGENP), e la Società di Medicina Perinatale (SIMP) in collaborazione con il TAS, presieduto da un socio SIN. Nonostante tutte le iniziative realizzate, la percentuale di donne che allattano al seno, anche se in crescita, non è ancora ottimale. Se nei primi giorni di vita, infatti, il 90% delle donne italiane comincia ad allattare al seno, già alla dimissione dall’ospedale la percentuale scende al 75%, variando grandemente fra regioni e fra singole strutture, per poi crollare al 45% a 3 mesi. Solo il 10% delle mamme continua ad allattare oltre i 6 mesi di vita, un dato che può essere molto migliorato, per ottemperare alle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Un percorso virtuoso
«La promozione dell’allattamento deve essere un percorso virtuoso, che inizia in ospedale ma che poi prosegue, con aspetti sociali e culturali rilevanti – aggiunge il prof. Mosca – Il neonato deve essere al centro delle scelte politiche e istituzionali. Il ruolo sociale della donna è radicalmente cambiato, dobbiamo mettere in campo tutte le risorse per creare e incentivare condizioni, che permettano alle mamme di continuare ad allattare anche dopo i primi mesi. La promozione dell’allattamento al seno comincia nei punti nascita – conclude Mosca – la SIN è impegnata in prima linea in percorsi rivolti alle mamme, ai papà ma anche ai nonni, che il più delle volte rappresentano un indispensabile supporto delle famiglie».