18 agosto 2022
Aggiornato 13:00
Probiotici e salute

I probiotici che compri fanno male alla salute. I risultati (di uno studio), che fanno riflettere

Scienziati della Weizmann Institute of Science scoprono un fatto sconcertante: i probiotici, specie se utilizzati dopo gli antibiotici, divengono un mix letale

I probiotici fanno bene all'intestino?
I probiotici fanno bene all'intestino? Foto: Shutterstock

Sappiamo che i batteri possono essere patogeni o, al contrario, vivere in simbiosi con l’organismo umano per migliorare molti dei nostri processi fisiologici. D’altro canto, ogni giorno viviamo con microorganismi di ogni genere e il nostro stato di salute potrebbe cambiare proprio in base a essi. Forse anche per questo motivo da alcuni anni è scoppiata una vera e propria moda di alimenti probiotici. Ma inoculare fermenti all’interno di integratori o alimenti può fare davvero la differenza? Ecco cosa ne pensano alcuni scienziati che hanno pubblicato i risultati dei loro studi su Cell.

Quanto sono efficaci i probiotici?
I probiotici non sempre potrebbero essere utili, specie quelli acquistati che si trovano in alimenti e in integratori. È ciò che emerge durante un recente studio condotto dall'Istituto di Scienze Weizmann in Israele. Ciò che hanno scoperto, in sintesi, è che la maggior parte delle persone possiede un tratto digestivo che impedisce ai probiotici di colonizzare l’intestino. Ma non solo: l'assunzione di probiotici per controbilanciare gli antibiotici potrebbe addirittura ritardare il ritorno dei normali batteri intestinali e dell'espressione genica intestinale.

Letteratura controversa
«Le persone hanno riposto un sacco di fiducia nei probiotici, anche se la letteratura alla base della nostra comprensione è molto controversa, volevamo determinare se i probiotici come quelli che comprati al supermercato, colonizzano il tratto gastrointestinale come dovrebbero e poi se questi probiotici hanno davvero un qualche impatto sull'ospite umano. Sorprendentemente, abbiamo visto che molti volontari sani erano effettivamente resistenti perché i probiotici non potevano colonizzare i loro tratti gastrointestinali, il che suggerisce che i probiotici non dovrebbero essere universalmente forniti come un supplemento unico per tutti ma devono essere adattati ai bisogni di ciascun individuo», spiega l’immunologo Eran Elinav.

La colonizzazione dell’intestino
Durante lo studio, alcuni volontari sono stati sottoposti a endoscopia e colonscopia allo scopo di ottenere campioni del microbiota. I partecipanti sono stati suddivisi in due gruppi: il primo assumeva ceppi generici di probiotici mentre il secondo solo placebo. Al termine della ricerca a tutti sono stati nuovamente prelevati dei campioni di batteri intestinali.

Persistenti e resistenti
Dai risultati è emerso che alcune persone avevano un tratto gastro intestinale considerato persistente mentre altri resistente. Questi ultimi non assimilavano probiotici in alcun modo. Se si appartiene a una o all’atra categoria si può sapere esaminando il profilo di espressione genica. Inoltre, gli scienziati hanno scoperto che le feci sono solo parzialmente correlate con il funzionamento del microbioma. Quindi affidarsi alle feci, come è stato fatto in studi precedenti, potrebbe essere fuorviante.

Pochi nell’intestino
«Sebbene tutti i nostri volontari che consumano probiotici hanno mostrato probiotici nelle loro feci, solo alcuni di loro li hanno mostrati nell'intestino, il posto dove in realtà dovrebbero stare. Se alcune persone resistono e solo alcune persone ne permettono la proliferazione, i benefici dei probiotici standard che tutti noi adottiamo non possono essere così universali come pensavamo una volta. Questi risultati evidenziano il ruolo del microbioma intestinale nel guidare differenze cliniche molto specifiche tra le persone», continua Segal.

Non servo con gli antibiotici
Gli scienziati hanno poi condotto un ulteriore studio per verificare l’efficacia nel contrastare l’effetto negativo degli antibiotici. Per farlo i volontari sono stati suddivisi in tre gruppi: il primo doveva permettere al proprio microbiota di riprendersi da solo senza l’uso di probiotici. Il secondo ha usato i fermenti e il terzo ha eseguito un trapianto fecale (aMFT) costituito dai propri batteri che erano stati raccolti prima di somministrare loro l'antibiotico.

I risultati
Anche in questo caso i risultati sono stati piuttosto inaspettati: i probiotici avevano colonizzato tutti gli intestini, tuttavia era proprio tale colonizzazione che impediva al normale profilo di espressione genica del microbioma e dell'intestino di tornare allo stato normale anche dopo mesi. Al contrario, l'aFMT ha permesso al microbioma dell'intestino nativo del terzo gruppo e al suo programma di tornare alla normalità in pochi giorni.

I probiotici non sono innocui
«Contrariamente all'attuale dogma secondo cui i probiotici sono innocui e vanno a beneficio di tutti, questi risultati rivelano un nuovo potenziale effetto collaterale negativo dell'uso di probiotici con antibiotici che potrebbero anche portare conseguenze a lungo termine. Al contrario, ricostituire l'intestino con i propri microbi è un trattamento personalizzato progettato dalla madre natura che ha portato a un'inversione completa degli effetti degli antibiotici», commenta Elinav. «Questo apre la porta alla diagnostica che ci porta da un consumo empirico universale di probiotici, che appare in molti casi inutile, a uno che è adattato all'individuo e può essere prescritto a individui diversi in base alle loro caratteristiche di base», concludono gli scienziati.