16 ottobre 2019
Aggiornato 21:30
Tre genitori

Creati 4 bambini con il Dna di tre persone diverse: accade nella «clinica dell’impossibile»

Una clinica in Ucraina ha adottato una tecnica sperimentale con cui sono stati creati 4 bambini da tre genitori. C’è chi teme per le implicazioni future

Neonati
Neonati Shutterstock

KIEV – Nella Clinica Nadiya di Kiev, in Ucraina, sono nati già quattro bambini manipolando il Dna dei futuri genitori e immettendolo nell’uovo di un terzo donatore. Un procedimento che qualcuno ha definito poco etico e che potrebbe avere pericolose implicazioni future, come l’ereditabilità di certe malattie o il manipolare geneticamente i bambini che si faranno nascere in questo modo.

Tre genitori
La tecnica utilizzata nella Clinica Nadiya per far nascere i bambini parte da due genitori che non possono avere figli e prende un uovo da una terza persona che lo dona e, con questo, vi inseriscono il Dna dei due futuri genitori. La procedura, anche se sperimentale, ha già permesso la nascita di 4 neonati, e costa circa 8.000 dollari agli ucraini e circa 15 dollari agli stranieri.

Una speranza per chi non può avere figli?
Rispondendo in un programma radio della statunitense NPR a coloro che hanno delle riserve nei confronti di questa tecnica di concepimento, il direttore della Clinica Nadiya, Valery Zukin, dichiara che il processo ha finalmente aiutato diverse donne, che per anni sono state sterili, a concepire inserendo il DNA dei genitori nell’uovo di un donatore. Oltre ai quattro bambini già nati in questo modo, ci sono attualmente altre tre donne incinte, aggiunge Zukin. Le donne che si avvicinano a questa tecnica arriverebbero da tutto il mondo.

La tecnica
Secondo quanto spiegato dal direttore, la procedura per ottenere un feto inizia con la fecondazione dell’ovulo della donna che lo richiede (la futura madre) con lo sperma del suo partner maschile al fine di creare un embrione. Dopo di che, l’uovo di un’altra donna (che è stata pagata per la donazione) viene fecondato con lo stesso sperma dell’uomo per creare un secondo embrione. Infine, tutte e due gli embrioni sono posti sotto al microscopio e, da quel momento in poi, gli scienziati hanno 15 minuti per completare il processo senza rischiare danni. In questa procedura, gli scienziati estraggono il DNA dei futuri genitori e poi fanno la stessa cosa con l’ovulo della donatrice fecondato. Quello che è rimasto nel secondo uovo è qualcosa conosciuto come DNA mitocondriale.

Il ruolo dei mitocondri e i possibili problemi
I mitocondri sono considerati una sorta di centrale elettrica della cellula. Sono essi che, come una specie di pila, forniscono ‘energia elettrica’ alle cellule. Meno dell’1% del DNA che viene trasmesso da madre a figlio si trova nei mitocondri; tutto il resto si trova all’interno del nucleo di una cellula. Il problema insorge nel qual caso la madre presenti dei danni ai mitocondri: in questo caso potrebbe trasmettere rare e gravi malattie mitocondriali che, a loro volta, potrebbero causare perdita della vista o dell’udito, debolezza muscolare fino a un’insufficienza d’organo. Sono proprio i mitocondri danneggiati che, in alcuni casi, impediscono a una donna di rimanere incinta. In questo caso, gli scienziati, per mezzo di questa tecnica, sostituiscono i possibili mitocondri danneggiati con i mitocondri sani del donatore. Infine, il DNA della coppia che sta cercando di avere un bambino viene trasferito all’embrione del donatore. Una volta completato il processo, gli embrioni che trasportano il DNA di tre persone vengono trasferiti nel grembo della donna in attesa di essere ingravidata.

Non sempre funziona
Poiché si tratta di una procedura sperimentale ha i suoi limiti (a parte il rischio di trasmissione di una qualche malattia): difatti delle 21 donne che fino a oggi si sono sottoposte al trattamento 14 non sono riuscite a rimanere incinte. Secondo il dottor Zukin il fallimento del trasferimento è probabilmente dovuto all’età delle donne che cercavano di rimanere incinte. Per cui il motivo dell’infertilità non deve essere l’età, se si vuole avere successo, ma altri problemi. La Clinica Nadiya ora non c’è soltanto in Ucraina, ma ha aperto i battenti anche a New York, con il nome di New Hope Fertility Clinic, ed è gestita dal dottoro John Zhang. Di questa si è parlato nel 2016 dopo che si era saputo di un bambino che era stato concepito attraverso questo processo, e dei suoi tre genitori.