16 ottobre 2019
Aggiornato 14:00
Nuove frontiere della fertilizzazione

Nasce il primo bimbo con il trapianto di utero tra gemelle

Nasce a Bologna il primo bambino al mondo concepito con un trapianto di utero donato da una gemella. Un evento straordinario raccontato dall’equipe che l’ha reso possibile

Nasce il primo neonato con trapianto di utero - Immagine rappresentativa
Nasce il primo neonato con trapianto di utero - Immagine rappresentativa Shutterstock

BOLOGNA – Le nuove frontiere della fertilità passano anche dal trapianto di utero. Ed è proprio quello che è avvenuto a Bologna, dove è nato il primo bimbo al mondo concepito con il metodo del trapianto di utero che, in questo caso, è stato donato alla neomamma dalla propria sorella gemella.

Il parto
Il lieto evento è accaduto ieri mattina presso il Policlinico S. Orsola di Bologna. A renderlo possibile è stata un’equipe medica internazionale. Il parto, avvenuto con il taglio cesareo, è andato come da previsioni, e il piccolo del peso di 2 chili 970 grammi è nato in salute e pieno di vitalità. Anche la mamma sta bene ed è comprensibilmente felice.

I protagonisti
Oltre al team medico che ha reso possibile tutto ciò, le protagoniste sono due sorelle gemelle, residenti in Italia. Per realizzare il sogno di essere madre, e di avere una famiglia, una delle sorelle ha deciso di donare il suo utero all’altra. Da questo momento in poi, l’iter è stato seguito da un team internazionale composto da medici di fama mondiale. Tra questi, membri della Clinica Stockholm Ivf (Gruppo Eugin), già pioniere della tecnica del trapianto di utero presso la Clinica Universitaria Pediatrica di Belgrado diretta da Zoran Radojicic. E poi Milan Milenkovic, Mirorslav Djordjevic e Stefan Tullius, direttore della Divisione Trapianti del Brigham and Women’s Hospital di Boston presso la Harvard Medical School.

L’intervento
L’espianto dell’utero della gemella è durato 10 ore, mentre il trapianto vero e proprio è durato 5 ore. Il decorso, stando a quanto riferito dalla direzione, è stato regolare e privo di complicazioni per entrambe le pazienti. Dopo il trapianto si è proceduto a somministrare un trattamento di procreazione assistita presso la Stockholm Ivf, utilizzando un embrione della coppia mantenuto con il metodo della crioconservazione (congelato), il quale ha dato origine alla gravidanza. Per tutta la durata della gestazione, che ha avuto un regolare decorso, la paziente è stata seguita da Luca Gianaroli, direttore scientifico del S.I.S.Me. R. di Bologna, centro di ricerca per la fecondazione assistita scelto da Brännström.

Segna un importante anniversario
Questo eccezionale parto è avvenuto in occasione del quarantesimo anniversario della nascita della prima bambina concepita tramite fecondazione assistita, che era avvenuta il 25 luglio 1978 e con il sessantesimo anniversario della nascita del primo bambino da madre sottoposta a trapianto di rene – che anche in quel caso era stato donato dalla sorella gemella. «Quella di oggi è una pietra miliare sia nel campo della medicina della riproduzione che in quello dei trapianti – ha commentato il dottor Brannstrom – questo successo si aggiunge a quelli già ottenuti nei trapianti madre/figlia in cui abbiamo una percentuale di bambini nati dell’85%».
«Il trapianto tra gemelli ci riporta alle origini dei primi interventi chirurgici di trapianto avvenuti più di 60 anni fa, quando la prima operazione di successo fu un trapianto di reni tra due gemelli identici – aggiunge Stefan Tullius – Siamo davanti a una procedura unica nel suo genere, poiché non solo è stato coinvolto un gruppo internazionale di specialisti, ma anche per il grande altruismo della scelta della sorella della paziente di donarle il proprio utero».
«Questo incredibile risultato – conclude il prof. Gianaroli – è frutto della combinazione di alcune delle più sofisticate tecniche chirurgiche e delle importanti innovazioni tecnologiche nel campo della procreazione assistita, che oggi permettono di offrire soluzioni anche a casi di infertilità e sterilità fino a ora considerati senza speranza, se non ricorrendo alla maternità surrogata, tecnica peraltro vietata in molti Paesi».