22 ottobre 2018
Aggiornato 21:30

Balbuzie, curare si può: ecco il nuovo metodo

La balbuzie è un disturbo del linguaggio che intralcia la vita di 1 milione di italiani. Oggi si può trattare
Balbuzie nei bambini
Balbuzie nei bambini (Velazquez77 | shutterstock.com)

ROMA – La balbuzie è una condizione che rende difficile vivere i rapporti quotidiani con gli altri e la società – e chi ne soffre sa cosa significhi. In tutto il mondo l’8% delle persone ha balbettato nell’arco della sua vita e l’1,5% non riesce a superare questo disturbo nonostante diversi tentativi e buona volontà. Sono ben 1 milione in Italia le persone che soffrono di balbuzie, di cui 150mila under 18. La balbuzie è un disturbo linguistico molto frequente che esordisce generalmente nell’infanzia, spesso regredisce spontaneamente entro i 6 anni: consiste nell’involontaria ripetizione di suoni o nel loro prolungamento e, spesso, in esitazioni, pause o blocchi, udibili o silenti.

Le cause
A oggi, non vi è ancora concordanza sulle cause, ma numerosi studi suggeriscono che alla base della balbuzie ci sia un malfunzionamento nel meccanismo di monitoraggio nel processo di produzione del linguaggio. «La balbuzie - spiega Giovanni Muscarà, ex balbuziente e fondatore del Vivavoce Institute - è un fenomeno complesso e dinamico, caratterizzato da fattori che interagiscono tra loro: problemi motori, linguistici, cognitivi e comportamentali. Questo disturbo ha un grande impatto sul vissuto delle persone influenzandone la quotidianità, causando frustrazione, vergogna, paura e bassa autostima, tutti fattori che a loro volta aumentano la frequenza e l’intensità della balbuzie».

La riabilitazione
Nel panorama italiano e internazionale, ci sono due principali scuole di pensiero alla base dei diversi percorsi di riabilitazione per la balbuzie: la prima vede la balbuzie come conseguenza di un trauma infantile o di uno stato emotivo alterato e quindi la prassi mira a scandagliare i vissuti emotivi legati al trauma; la seconda si basa sull’aggirare i blocchi tipici della balbuzie attraverso tecniche compensative, quali l’allungamento dei suoni e l’iper-articolazione, per lo più basate sul canto. Un innovativo metodo, il MRM-S (Muscarà Rehabilitation Method for Stuttering), è in corso di validazione scientifica.

Il nuovo metodo
A differenza dei classici approcci alla balbuzie, il metodo MRM-S si basa su un approccio multidisciplinare e, grazie a un percorso cognitivo-comportamentale, ha come obiettivo il miglioramento della performance articolatoria del linguaggio, attraverso l’apprendimento e la pratica di schemi motori più efficaci a livello fonatorio, respiratorio e articolatorio. La ripresa di padronanza dei propri movimenti, e quindi anche della propria voce, porta la persona ad affrontare con meno stress e ansia le situazioni quotidiane. «Il metodo MRM-S - spiega Pasquale Anthony della Rosa, direttore scientifico del Vivavoce Research Institute e Ricercatore e Dottore in Psicologia che collabora con la Facoltà di Psicologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele - si differenzia rispetto agli altri metodi riabilitativi in quanto si pone come obiettivo quello di riacquisire il controllo del proprio modo naturale di parlare, attraverso il monitoraggio e il controllo di ogni atto motorio sottostante alla produzione del suono, secondo la teoria del motor learning. Per ottenere una rieducazione profonda occorre riprendere il controllo della propria motricità e tale capacità, una volta acquisita, viene consolidata nei contesti quotidiani, anche sotto stress. I primi risultati del percorso di validazione scientifica mostrano come il trattamento abbia un effetto su una componente legata al controllo attentivo in generale e coinvolta anche nel controllo del linguaggio. In termini linguistici, vuol dire che l’eloquio di un balbuziente può diventare più fluido in quanto si riduce la soglia rispetto alla quale un balbuziente decide se una parola, ed il suono legato a quella parola, è quella specificatamente richiesta e quindi può essere pronunciata». Lo scorso anno, il metodo MRM-S è stato presentato alla Conferenza Internazionale di Neuroscienze di Amsterdam (ICON 2017).