Il semplice lavarsi le mani potrebbe salvare 1 milione di bambini l'anno

L'acqua è importante, ma nel mondo una persona su tre non ha accesso ai servizi igienici. La drammatica situazione in molti Paesi al mondo

Lavarsi le mani
Lavarsi le mani (Alexander Raths | shutterstock.com)

ROMA – Un semplice gesto, come il lavarsi le mani può salvare milioni di vite. Ma il problema spesso è proprio l’acqua. Oggi, nel mondo 1,6 milioni di persone muoiono per malattie, dovute all’uso di acqua sporca, mentre 1 persona su 3 non ha accesso a servizi-igienico sanitari ed è quindi esposta al rischio di malattie come il colera, il tifo o la dissenteria. Un gesto semplice come la pulizia delle mani, nei soli paesi in via di sviluppo, potrebbe prevenire ogni anno la morte di 1 milione di bambini (sotto i 5 anni) sui 4 milioni che perdono la vita a causa di malattie diarroiche e polmonite.

L’appello degli esperti
In occasione della Giornata mondiale per l’igiene delle mani, Oxfam lancia un appello, in sostegno dei propri interventi nelle più gravi emergenze del momento, volti a prevenire la diffusione di epidemie che rischiano di decimare intere generazioni. Come in Yemen, Siria, Sud Sudan, Burundi, dove centinaia di migliaia di famiglie, devono sopravvivere ogni giorno bevendo o lavandosi con acqua sporca, senza aver accesso a servizi igienici sicuri, perché costretti a sopravvivere in alloggi di fortuna all’interno del proprio Paese o a migrazioni forzate verso campi profughi, in paesi altrettanto poveri.

L'incubo dell’epidemia in Siria
Colera, epatite, tifo, dissenteria, scabbia, Lehismaniosi. Sono solo alcune delle malattie a cui ad oggi è esposta la popolazione siriana dentro e fuori il paese. Un’emergenza dove secondo l’Organizzazione Mondiale della sanità è ad altissimo il rischio di diffusione di epidemie. La causa principale è nella mancanza di accesso ad acqua pulita e servici igienici di cui sono vittime oltre 7,6 milioni di persone solo in Siria. 1 famiglia su 3 è costretta a rifornirsi di acqua sporca per i propri bisogni quotidiani da pozzi di fortuna o da autotrasportatori privati, perché decine di migliaia di abitazioni non sono più collegate alla rete idrica. In questo momento oltre 13 milioni di siriani hanno un disperato bisogno di aiuti umanitari e circa 5 milioni di bambini sono colpiti dall’emergenza. Oxfam, sta intervenendo non solo per riparare le infrastrutture idriche nelle aree più colpite come Aleppo, ma per formare migliaia di ragazzi sulle norme igieniche corrette da seguire per evitare infezioni: in 50 scuole nelle aree più povere vicino a Damasco, solo nelle ultime settimane ha spiegato a circa 30 mila bambini esattamente qual è il modo giusto per lavarsi le mani e salvarsi la vita.

La situazione nello Yemen
Nello Yemen oltre metà della popolazione è senz’acqua. Con metà delle strutture sanitarie distrutte e oltre la metà della popolazione senza accesso all’acqua potabile, lo Yemen è stato colpito nell’ultimo anno dalla più grave epidemia di colera degli ultimi decenni, con più di 1 milione di casi sospetti e oltre 2 mila vittime. Dopo tre anni di guerra, in questo momento oltre 16 milioni di persone su 29 devono sopravvivere con acqua sporca e non hanno accesso ai servizi sanitari di base. Ecco perché la promozione di norme igieniche tra la popolazione, a partire dal lavaggio delle mani, è oggi assolutamente prioritaria. I volontari di Oxfam spiegano anche casa per casa come purificare l’acqua e usarla per lavarsi le mani in 9 governatorati, raggiungendo più di 1 milione di yemeniti nelle comunità più povere e vulnerabili.

E quella in Tanzania ed Etiopia
Centinaia di migliaia di persone a rischio nei campi profughi in Tanzania e Etiopia. Fuggire dalla guerra, in paesi tra i più poveri al mondo significa ritrovarsi in campi profughi sovraffollati di Paesi altrettanto poveri, dove facilmente si contraggono malattie mortali per via dell’acqua e delle mani sporche. È il rischio a cui sono esposti ogni giorno oltre 420 mila profughi che hanno trovato scampo dalla guerra civile in Sud Sudan verso l’Etiopia, che in gran parte si trovano nei campi della provincia di confine di Gambella. Per il 90% sono donne e bambini senza più nulla, vittime di esodi dimenticati. Fuggiti da un paese, dove oltre la metà della popolazione (5,6 milioni di persone) è esposta al rischio di epidemie come il colera, il tifo, la diarrea acuta per mancanza di accesso all’acqua pulita.

Anche in altri Paesi la situazione è critica
Sia in Sud Sudan che nei campi profughi di Gambella Oxfam promuove l’igiene delle mani, costruendo bagni, lavabi e punti per la raccolta di acqua. 430 mila sud sudanesi, di cui 150 mila bambini, sono già stati soccorsi. «Ogni giorno cerco di convincere le persone a lavarsi le mani nel momento giusto, a bere l'acqua del pozzo - o almeno a far bollire l'acqua della palude - è l’unico modo per salvargli la vita», racconta Thokuang, uno degli operatori locali di Oxfam in Sud Sudan per prevenire la diffusione del colera. Oxfam sta portando aiuto anche a migliaia di bambini tra i circa 320 mila profughi, che hanno trovato scampo in Tanzania, in fuga dal conflitto del Burundi, soprattutto nei campi profughi di Nduta e Nayrungusu. Qui per prevenire tifo e dissenteria Oxfam ha disseminato per il campo decine di kit lava-mani. Un gioco da ragazzi che salva la vita.