27 maggio 2020
Aggiornato 18:30
Trapianti e HIV

Via libera ai trapianti da donatore a ricevente HIV sieropositivo

E' in corso di pubblicazione in Gazzetta il protocollo per eseguire i trapianti da donatore e ricevente sieropositivo al virus dell'HIV

HIV
HIV Shutterstock

ROMA – Anche le persone affette dall'HIV che necessitano di trapianto potranno ricevere un organo da un altro paziente anch'esso sieropositivo. Difatti, «è in corso di pubblicazione in Gazzetta il protocollo che permette la donazione di organi da parte di pazienti HIV positivi a pazienti Hiv positivi», come ha annunciato il direttore del Centro Nazionale Trapianti, Alessandro Nanni Costa, nel corso degli Stati Generali della Trapiantologia a Roma.

Una svolta importante
«E' un fatto importante da due punti di vista – ha sottolineato Nanni Costa – È la prima volta che un provvedimento prende atto di come, data la capacità diagnostica e terapeutica di cui disponiamo, sia possibile prevedere l'utilizzo di un donatore Hiv positivo per ricevente sempre Hiv positivo, con la previsione di un successo terapeutico».

Un'importanza sociale
«L'importanza è soprattutto sociale – ha aggiunto lo specialista – perché toglie un fattore di discriminazione al soggetto Hiv, ovviamente senza modificare la sicurezza con la quale viene effettuato un trapianto. Il ricevente deve essere necessariamente Hiv positivo e il donatore deve rispondere a determinate condizioni, ovvero deve essere soggetto seguito che non porta fattori di rischio aggiuntivo. Di fatto anche per il virus Hiv è ora possibile utilizzare pienamente il donatore con patologia, come già avviene per donatore Hcv, ora utilizzabile per altri donatori Hcv».

Una crescita dei trapianti
«In Italia, l'attività di trapianto è concentrata in 42 ospedali. Nel 2017 rispetto al 2015 i trapianti sono cresciuti del 20%, c'è un aumento del 20-30% dei donatori a cuore fermo. Abbiamo un buon livello di donazioni pediatriche, per le quali i tempi di attesa, soprattutto per il fegato sono inferiori grazie allo split, abbiamo poi introdotto nuovi criteri per una autorizzazione specificatamente pediatrica», ha poi concluso Nanni Costa.

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