23 settembre 2018
Aggiornato 08:00

Udito, nella Giornata Mondiale ecco qual è la situazione in Italia

Fondamentali screening e diagnosi precoce per evitare di perdere del tutto l'udito. I più colpiti gli over 50, ma i danni si mostrano anche da più giovani
Sordità e ipoacusia
Sordità e ipoacusia (Shutterstock.com)

ROMA – Nella ricorrenza della Giornata Mondiale dell'Udito si fa il bilancio della situazione in Italia. A esserne più interessati, ma oggi non solo, sono le persone più avanti con gli anni. Anche se l'abitudine di frequentare discoteche, di ascoltare musica con lo smartphone a volume troppo alto hanno danneggiato anche l'udito dei più giovani. Tuttavia, l'impatto delle problematiche uditive sulla qualità della vita della popolazione anziana è imponente, e ben noto. Eppure ancora oggi ritardi e resistenze ad avere cura della propria salute auditiva rappresentano un grave ostacolo.

Circa il 10% delle persone non sente bene
In occasione della Giornata Mondiale dell'Udito, Senior Italia FederAnziani ricorda come «a 50 anni il 10% circa della popolazione europea presenti un danno uditivo di entità superiore ai 35 dB; a 70 anni tale incidenza supera il 40%, per aumentare in maniera esponenziale con l'avanzare dell'età. In Italia si stima che circa il 12% della popolazione totale sia affetta da un deficit uditivo e che tale incidenza raggiunga il 40% nei soggetti di età superiore ai 65 anni. L'ipoacusia è dunque in gran parte correlata all'età, con una maggiore diffusione negli individui di sesso maschile. In questo scenario, la diagnosi precoce si profila come importante strumento che aumenta l'efficacia della risposta al problema. In seguito a una protesizzazione, infatti, soprattutto nei soggetti anziani, la ridotta plasticità cerebrale può determinare tempi di recupero decisamente lunghi o non sufficienti. La correzione precoce del deficit uditivo migliorerebbe l'ascolto, e progressivamente la percezione del parlato e della qualità di vita».

Un'importante occasione
La Giornata Mondiale dell'Udito, sottolinea Federazniani, rappresenta quindi un'importante occasione per parlare del problema e affrontare anche tutte quelle resistenze di tipo psicologico che rischiano di ritardare la diagnosi e, quindi, i benefici raggiungibili con la protesizzazione. In questo quadro, si colloca il protocollo d'intesa firmato oggi, presso il Ministero della Salute, tra Senior Italia FederAnziani e l'Associazione Nonno Ascoltami, che attraverso la sinergia fra le due organizzazioni vuole incentivare le azioni volte ad affrontare il problema.

I rischi se non si sente bene
I deficit uditivi, ricorda ancora Federanziani, possono essere causa di: Cadute: si stima che la sofferenza dell'apparato vestibolare, che gestisce l'equilibrio negli esseri umani, sia causa del 50% dei casi di caduta nell'anziano. Disfagie: identificato come l'alterazione della deglutizione, è un sintomo molto comune alla compresenza di molteplici malattie. Interessa circa il 40-50% delle persone ricoverate in strutture per anziani. Deterioramento senile: le persone con un calo dell'udito he non viene corretto hanno un rischio aumentato del 24% di incorrere in un decadimento cognitivo. Un grave deficit uditivo è invece in grado di aumentare di ben 5 volte, in maniera indipendente rispetto ad altri fattori, il rischio di sviluppare demenza.

Apparecchi acustici poco utilizzati dagli italiani
Nel nostro Paese gli apparecchi acustici sono poco utilizzati: si stima che l'età media degli italiani 'portatori' di apparecchi acustici sia di 74 anni contro una media europea di 60,5 anni. Recenti indagini hanno inoltre rivelato che solo il 25% dei pazienti che ha coscienza del problema accetta una protesizzazione, semplicemente a causa del pregiudizio, non fondato, che questo disturbo possa essere risolto in maniera efficace. Molti soggetti con ipoacusia collegano i disturbi uditivi all'età, giustificandoli con il normale processo di invecchiamento, per altri invece subentra la critica verso l'interlocutore ('si mangia le parole'). La riluttanza a risolvere il problema attraverso una protesi viene poi filtrata attraverso ragioni psicologiche di vanità e condizionamenti sociali, fino a rappresentare un ingiustificato tabù in virtù della percezione della protesi, anche quando invisibile, come prova di disabilità.