21 ottobre 2018
Aggiornato 11:30

Dal grafene le prime etichette commestibili che ti dicono se l’alimento è sano

Presto potrebbero arrivare cibi con etichette intelligenti che offrono informazioni sul cibo, compresa la presenza di eventuali batteri
Etichette al grafene
Etichette al grafene (Georgii Shipin | Shutetrstock)

Negli ultimi anni, grazie a ciò che definiamo progresso scientifico abbiamo assistito a una netta modificazione della qualità del cibo. Quest’ultimo, infatti, è sempre meno vivo e mille volte più elaborato. Abbiamo sempre meno tempo di cucinare e ci affidiamo ad alimenti che sono tutt’altro che naturali - nonostante apparentemente sembra sia così. E, come se non bastasse, ora avremo a disposizione anche un cibo intelligente che conterrà delle informazioni stampate direttamente sull’alimento che abbiamo acquistato. Per ora il tutto sembra essere perfettamente compatibile con la nostra salute, ma la storia racconta che i danni derivanti dalle novità culinarie vengono evidenziati solo dopo un bel po’ di anni. Speriamo non sia questo il caso.

Scritte direttamente sul cibo
Quelle che sono state ribattezzate come etichette intelligenti nient’altro sono che delle scritte che vengono effettuate direttamente sul cibo. Ma non si tratta di semplici parole trasferite su alimento ma di un vero e proprio sistema in grado di fornire informazioni sulla conservazione, sulla provenienza e sull’eventuale presenza di batteri rilevata da particolari sensori.

Non chiamatelo inchiostro
L’idea delle etichette intelligenti è venuta ai ricercatori della Rice University che hanno appena pubblicato i risultati del loro studio su Acs Nano Science Dayly. «Non è inchiostro. Quello che facciamo è convertire il materiale stesso in grafene», ha dichiarato James Tour, coordinatore della ricerca che era già riuscito a trasformare dei semplici biscotti in grafene.

Tutto è grafene
Il grafene sembra essere un materiale straordinario facilmente ottenibile. Gli scienziati, infatti, ritengono che grazie a una corretta quantità di carbonio, qualsiasi materiale al mondo – biscotti compresi – possono essere trasformati in grafene. Ciò significa che può diventare un vero e proprio sensore biologico, un sistema di identificazione a radio frequenza come i gli ormai diffusissimi Rfid e molto altro ancora.

Codici a barre al grafene
L’idea di Tour è che un giorno potremo avere a disposizione tutti gli alimenti contenente codici a barre Rfid che ci potranno fornire molte informazioni utili alla provenienza e alla qualità dell’alimento. «Le etichette di grafene lig potrebbero anche rilevare batteri come l'E.Coli o illuminarsi e mandare segnali quando non mangiare più il cibo. Forse tutto il cibo avrà un piccolo tag RFID che ti darà informazioni su dove è stato, per quanto tempo è stato conservato, sulla sua nazione e città di provenienza e sul percorso che ha impiegato per arrivare al tuo tavolo. Tutto ciò che potrebbe essere posto non su un tag separato sul cibo, ma sul cibo stesso», spiega Tour.

I primi test
Al momento i ricercatori hanno effettuato test su diversi materiali tra cui anche stoffa, carta e sughero. Ma anche alimenti come patate, noci di cocco e pane tostato. La scelta è stata dettata dalla presenza più o meno elevata di lignina, una molecola che funge da precursore di carbonio. Ciò significa che la trasformazione in grafene è semplificata.

Come funziona
La trasformazione da alimento a grafene avviene grazie a un laser. «Le prime etichette commestibili o indossabili con i vestiti potrebbero arrivare presto sul mercato». «In alcuni casi, il laser multiplo crea una reazione in due fasi. In primo luogo, il laser fototermico converte la superficie bersaglio in carbonio amorfo, quindi nei passaggi successivi del laser, l'assorbimento selettivo della luce infrarossa trasforma il carbonio amorfo in LIG. Abbiamo scoperto che la lunghezza d'onda è chiaramente importante», concludono i ricercatori.