24 aprile 2019
Aggiornato 20:00
Grasso corporeo e obesità

Obesità, la soluzione definitiva contro il sovrappeso: ecco come convertire il grasso

Gli scienziati hanno trovato il modo di convertire il grasso corporeo ‘cattivo’ in un grasso buono, in modo da mettere la parola fine a sovrappeso e obesità. E niente cerotti. Ecco come hanno fatto

Obesità, convertire i grassi da cattivi a buoni
Obesità, convertire i grassi da cattivi a buoni ( Shutterstock )

STATI UNITI – La soluzione definitiva contro i chili di troppo, sovrappeso e obesità potrebbe arrivare dai ricercatori della School of Medicine della Washington University di St. Louis. Gli scienziati statunitensi hanno condotto uno studio in cui si è trovato come bloccare l’attività di una proteina specifica del grasso bianco (o cattivo) ha innescato il processo che vede convertire questo grasso in grasso bruno (quello buono) che brucia le calorie e per produrre energia e calore. Per cui non si immagazzina e non si ingrassa. In sostanza, si mantiene il peso forma e si sta bene in salute. Cosa chiedere di più?

Grasso buono e grasso cattivo
Nel nostro corpo ci sono sostanzialmente due tipi di grasso: uno ‘buono’ e uno ‘cattivo’. Come accennato, quello cattivo è il grasso bianco – quello che si accumula su fianchi, cosce, girovita (le cosiddette maniglie dell’amore), pancia e così via. Che è difficile da smaltire. Poi c’è quello buono, che è il grasso bruno. Questo, a differenza dell’altro, si occupa di bruciare le calorie per produrre calore ed energia, necessari al buon funzionamento dell’organismo. Questo, a differenza del primo, non si accumula. Esiste poi un grasso intermedio, quello beige che, come quello bruno, aiuta a combattere l’accumulo di grasso.

Convertire il grasso
In questo nuovo studio, pubblicato su Cell Reports, che fa a meno dell’uso di cerotti con nanoparticelle e farmaci, i ricercatori sono riusciti a convertire il grasso bianco in grasso beige in un gruppo di topi. I risultati positivi fanno ben sperare per lo sviluppo di trattamenti più efficaci per le persone con problemi come sovrappeso, obesità e diabete e tutti i disturbi correlati all’aumento di peso. «Il nostro obiettivo è quello di trovare un modo per curare o prevenire l’obesità – ha spiegato il dott. Irfan J. Lodhi, principale autore dello studio – La nostra ricerca suggerisce che colpire una proteina del grasso bianco, possiamo convertire il grasso cattivo in un tipo di grasso [quello beige] che combatte l’obesità».

Un ‘nuovo’ grasso buono
Il grasso beige è stato scoperto negli umani adulti nel 2015, ricordano i ricercatori. Anche se è quasi un grasso intermedio tra il grasso bianco e il grasso bruno, questo funziona più come il grasso bruno e può proteggere contro l’obesità, ha sottolineato Lodhi della Division of Endocrinology, Metabolism and Lipid Research.

Lo studio
Il team della School of Medicine della Washington University di St. Louis ha condotto una serie di esperimenti nei topi, dopo aver creato un ceppo genetico che non produceva una proteina chiave nelle loro cellule di grasso bianco. Questi topi avevano più grasso beige, rispetto alle controparti. E, anche se mangiavano la stessa quantità e tipologia di cibo, erano più magri in confronto a quelli che invece avevano questa proteina. Oltre a ciò, i primi bruciavano più calorie. «I topi hanno normalmente livelli molto bassi della proteina, chiamata PexRAP, nel loro grasso bruno – precisa il dott. Lodhi – Quando abbiamo messo i topi in un ambiente freddo, anche i livelli della proteina sono diminuiti nei grassi bianchi, permettendo a questo grasso di comportarsi più come il grasso bruno. Il freddo induce grassi bruni e beige a bruciare l’energia immagazzinata e a produrre calore». Quando i ricercatori hanno bloccato la PexRAP negli animali, questi trasformavano i grassi bianchi in grasso beige, che di fatto può bruciare calorie. Il dottor Lodhi ha detto che se la proteina PexRAP può essere bloccata in modo sicuro nelle cellule di grasso bianco negli esseri umani, le persone potrebbero perdere peso in modo più facile e veloce. «La sfida – conclude il ricercatore – sarà trovare modi sicuri per farlo senza causare un surriscaldarsi o lo sviluppare febbre, ma gli sviluppatori di farmaci ora hanno un buon obiettivo».