16 dicembre 2019
Aggiornato 14:00
Vista in pericolo

Cecità, entro il 2050 è destinata a triplicarsi

Potrebbe aumentare di ben tre volte la diffusione della cecità nel mondo, provocando un numero sempre maggiore di non vedenti entro il 2050. L’allarme lanciato da un nuovo studio pubblicato su The Lancet

Cecità destinata a triplicare nel mondo
Cecità destinata a triplicare nel mondo Shutterstock

REGNO UNITO – La cecità pare sia un problema sempre più diffuso a livello globale. E secondo un nuovo studio pubblicato su The Lancet Global Health, entro il 2050 è destinata a triplicare. I non vedenti potrebbero dunque divenire un vero e proprio esercito, se non si attueranno al più presto tutte le misure di prevenzione e trattamento della patologia. I numeri parlano di 36 milioni di ciechi allo stato attuale che entro circa trentacinque anni potranno diventare 115 milioni – una cifra impressionante. Il problema è stato evidenziato nello studio internazionale coordinato dal dottor Rupert R. A. Bourne, dell’Anglia Ruskin University di Cambridge (Uk).

Sempre più vecchi
A incidere pesantemente sui tassi di cecità nel mondo, secondo gli esperti, sarà l’invecchiamento della popolazione che è in costante aumento. A pagare di più lo scotto, secondo i ricercatori, saranno i Paesi in via di sviluppo, con un numero sempre maggiore di persone che soffriranno di disturbi della vista.

Lo studio
Per arrivare a sostenere questa loro tesi, il team di ricerca ha raccolto e analizzato i dati provenienti da 188 Paesi. La revisione ha esaminato nello specifico i risultati degli studi sui problemi della vista e sulla cecità condotti tra il 1980 e il 2015. Si è così arrivati a stimare che in linea generale nel mondo ci sono oltre 200 milioni di persone affette da moderata o grave compromissione della vista, e che questa cifra dovrebbe arrivare superare i 550 milioni entro il 2050. Scendendo più nel particolare la revisione ha permesso di rilevare come alcuni dei tassi più alti di cecità e di disturbi visivi si hanno nell’Asia meridionale e orientale e nell’Africa sub-sahariana. Nella fattispecie sono 11,7 milioni le persone non vedenti nell’Asia meridionale, 6,2 milioni nell’Asia orientale e 3,5 milioni nel Sud Est asiatico. Tuttavia, nell’Europa occidentale, la percentuale delle persone colpite è meno dello 0,5%, a fronte di un 4% della popolazione residente in alcune zone dell’Africa sub-sahariana.

Non sottovalutare i piccoli problemi
Gli esperti fanno notare che da un piccolo, iniziale, problema di vista potrebbe sorgerne uno più serio e grave, per cui è bene non sottovalutare i piccoli disturbi. «Anche una lieve disfunzione visiva può avere un impatto significativo sulla vita di una persona – spiega il prof. Bourne – Per esempio, può ridurne l’indipendenza ... che spesso si traduce nell’impossibilità di guidare».

Investire in prevenzione
Oltre a prendere per tempo i primi segni dei problemi di vista, i ricercatori sottolineano come sia fondamentale investire in prevenzione e trattamento. Per esempio è necessario migliorare l’accesso all’intervento chirurgico per la cataratta e la possibilità di ottenere occhiali da vista adeguati da parte della popolazione. «Questi interventi forniscono alcuni dei maggiori rendimenti in rapporto al denaro investito – osserva Bourne – Sono alcuni degli interventi più facilmente realizzabili nelle regioni in via di sviluppo. Sono economici, richiedono poche infrastrutture e i Paesi recuperano le spese sostenute perché le persone rientrano nella forza lavoro».
La vista si può preservare e, perché no, anche migliorare con certe sostanze. Per esempio, c’è la Luteina, che è un prezioso antiossidante naturale e aiuta anche a prevenire la cataratta.