Gravidanza e parto

Parto con il Lotus birth, gli esperti: «è da evitare», troppi rischi

Partorire con il metodo ‘alternativo’ Lotus Birth, in Italia è boom, ma gli esperti della Sin avvertono: vantaggi solo ipotizzati e troppi rischi. La Società Italiana di Neonatologia la esclude tra le modalità di parto

Parto e Lotus Birth, la Sino lo sconsiglia
Parto e Lotus Birth, la Sino lo sconsiglia (bluedog studio | shutterstock.com)

ROMA – Quando si tratta di gravidanza e parto è meglio andarci cauti. I rischi e le complicanze sono sempre in agguato, e qui si parla di salvaguardare due vite, anziché una sola. Anche in questo campo gli improvvisati ‘guru’ spuntano da un giorno all’altro, e diviene più che mai importante prendere le distanze e imparare a difendersi dalle fake news.

Il ‘caso’ Lotus Birth
La Società Italiana di Neonatologia (Sin) informa che proprio in Italia negli ultimi mesi sono aumentate le richieste di Lotus birth. Già alcuni ospedali consentono di utilizzare questa modalità di parto, mentre altri stanno valutando la possibilità di inserirla tra quelle modalità previste. Il parto ‘Lotus’, chiamato così dal nome dell’infermiera californiana che lo ha richiesto per la prima volta nel 1974 alla nascita di suo figlio, è caratterizzato dalla mancata recisione del cordone ombelicale. La placenta e gli annessi fetali rimangono così attaccati al neonato anche dopo il secondamento (ultima fase del parto in cui viene espulsa la placenta).

Meglio evitare
Riguardo a questa tendenza, la Società Italiana di Neonatologia (SIN) esclude la possibilità di attuare la Lotus birth in Italia per diverse ragioni. Innanzitutto mancano oggi evidenze scientifiche che ne dimostrino il reale vantaggio per la mamma e per il neonato. Poi, il pericolo di infezioni che potrebbero mettere a rischio la salute e anche la vita del bambino non è infondato. I vantaggi ipotizzati di un maggiore passaggio di sangue dalla placenta al neonato, infatti, vengono meno dopo pochi minuti, quando il cordone smette di pulsare. Al contrario, il rischio di infezione può essere elevato.

Non contemplato dalle linee guida
Da un punto di vista strettamente normativo, fa sapere la Sin, nel nostro Paese le Linee Guida ministeriali sul parto non contemplano questa procedura, come tale non riconosciuta a livello nazionale. In caso di conseguenze negative per madre e bambino, si creerebbe un problema di natura giuridica per la struttura e il medico che decidono di attuarla. Tale posizione è avvalorata anche da un dettagliato parere legale che la Società Italiana di Neonatologia ha commissionato allo studio Granata di Milano.

La procedura
La Lotus Birth – spiega la Sin – prevede che la separazione del neonato dalla placenta avvenga naturalmente, generalmente tra i 3 e i 10 giorni, quando il cordone si secca e si distacca spontaneamente dall’ombelico. In questo periodo la placenta, trasportata sempre con il neonato, viene conservata in un sacchetto o in una bacinella e a volte viene cosparsa con sale grosso per favorirne l’essiccamento e con qualche goccia di olio profumato per mascherarne il cattivo odore. I fautori di questa pratica ritengono che con la Lotus Birth il distacco avviene quando bambino e placenta hanno concluso il loro rapporto e decidono sia giunto il momento della separazione, considerandolo un modo più dolce, sensibile e rispettoso per entrare nella vita.

Non tutti d’accordo
È da sottolineare che alcuni importanti ospedali italiani, ai quali era stata fatta richiesta di effettuare la Lotus Birth negli ultimi mesi, hanno ritenuto che questa procedura non può essere praticata perché non consente il rispetto delle norme igienico-sanitarie vigenti e perché il rischio infettivo è reale. Inoltre la Sin ricorda che la placenta non può essere portata al di fuori dall’ospedale in quanto rifiuto speciale che, come tale, va smaltito secondo la normativa vigente (Decreto Legge 152/2006; GSA igiene urbana N.3/2012; DPR 254, luglio 2003).

Attenzione al rischio infezioni
Anche l’eventuale sottoscrizione del consenso informato da parte dei genitori, secondo il parere dello studio legale contattato dalla SIN, potrebbe essere ritenuto non idoneo ad annullare la responsabilità del medico curante e della struttura per un ipotetico giudizio che potrebbe insorgere in seguito a danni al neonato. Se questa procedura venisse in ogni caso effettuata, nel caso del parto in casa, anch’esso sconsigliato dalla SIN, la Società Italiana di Neonatologia raccomanda un attento e stretto controllo del neonato per identificare precocemente segni clinici di una possibile infezione.