27 luglio 2021
Aggiornato 01:00
Dermatologia

Arriva l’estate, per il 40% dei pazienti con psoriasi è il periodo peggiore dell’anno

D’estate la pelle è più esposta per via dell’abbigliamento, ma i pazienti che soffrono di psoriasi tendono a nascondere le zone colpite. Per loro infatti, la stagione estiva è il periodo peggiore dell’anno, e in molti abbandonano le terapie. Le nuove soluzioni

ROMA – L’estate è il momento in cui ci si sveste e si espongono maggiormente le parti del corpo. Ma per i pazienti con patologie cutanee e con psoriasi in particolare, questo è invece un momento difficile. I pazienti, infatti, tendono a nascondere la pelle e le chiazze della malattia.

Sentirsi a disagio
Si sentono molto a disagio d’estate le persone con patologie cutanee. Tanto che un sondaggio della National Foundation of Psoriasis americana ha svelato che sono oltre il 40% i pazienti che nascondono le lesioni sotto abiti, pantaloni e maglie a maniche lunghe anche in spiaggia. Questi pazienti rinunciano alla vita all’aria aperta proprio nella bella stagione. E nella stessa percentuale di soggetti che mostra segni di depressione. Oltre al disagio e alla vergogna esiste un vero e proprio problema di stigma, tale che la legge American Disability Act protegge queste persone dalle discriminazioni sul luogo di lavoro.

Un’arma a doppio taglio
Per i pazienti con psoriasi l’arrivo della bella stagione rappresenta spesso un’arma a doppio taglio: il sole e l’acqua di mare in alcuni casi possono infatti migliorare l’aspetto delle lesioni cutanee e un clima caldo-umido mantiene la pelle più morbida. Al contrario, gli sbalzi di temperatura, l’aria condizionata e il cloro possono scatenare il rilascio di sostanze che possono aumentare la secchezza e il prurito, scatenare fenomeni infiammatori e recidive con un peggioramento dei sintomi.

Sole sì ma con cautela
«Le persone con psoriasi beneficiano dell’esposizione al sole purché questa sia effettuata gradualmente e con adeguata fotoprotezione (SPF50), rinnovando l’applicazione ogni 2 ore ed evitando l’esposizione nelle ore centrali della giornata – spiega il Professor Andrea Costanzo, Ordinario di Dermatologia all’Università Humanitas di Milano – Ustioni e scottature possono scatenare la riattivazione della psoriasi o portare allo sviluppo di nuove placche. Le scottature attivano un vero e proprio ‘fenomeno di Koebner’, ossia lo sviluppo di placche nelle zone soggette a uno stimolo, fisico come la scottatura solare o meccanico come lo sfregamento o traumi locali».

Le accortezze
Per evitare problemi, fondamentale è mantenere la pelle costantemente idratata. Aperitivo sì, ma analcolico, l’alcool infatti può interferire con alcuni farmaci per la psoriasi. Attenzione invece al sudore, che può irritare la pelle già sensibile e peggiorare le placche. Il clima ideale è fresco e ventilato e al chiuso è consigliabile non esporsi all’aria condizionata. Con le dovute accortezze è quindi possibile godersi le vacanze e il tempo libero e apprezzare dei miglioramenti ma attenzione a seguire sempre le indicazioni del proprio dermatologo. «Alcuni pazienti infatti decidono arbitrariamente di diminuire o, peggio, interrompere le terapie proprio in questo periodo – sottolinea il dottor Costanzo – Ma la cosiddetta ‘vacanza terapeutica’ che veniva consigliata nel periodo estivo in cui venivano sospesi i farmaci di vecchia generazione come gli immunosoppressori non è più necessaria. Le nuove terapie personalizzate sono più efficaci, sicure e non hanno problemi di tossicità, non devono essere sospese e mantengono gli effetti a lungo termine. Sono oggi disponibili infatti moderni farmaci che si dimostrano efficaci già dalle prime settimane e che permettono di ottenere la clearance cutanea completa sino al 90 e 100%, come il nuovissimo farmaco ixekizumab appena presentato al congresso di Sorrento. Attenzione anche alle cure ‘fai da te’, un errore che interessa circa il 25% dei pazienti con malattie autoimmuni», quindi anche con psoriasi, in cui il fenomeno arriva al 50%(*).

Il rischio della sospensione
Una sospensione temporanea o definitiva delle terapie senza consultare il dermatologo potrebbe esporre a ricadute e peggioramenti, rendendo vani gli sforzi fatti sino a quel momento. «Sappiamo che alcune terapie sono difficili da gestire, prevedono modalità di assunzione complicate o effetti collaterali sgraditi – precisa Costanzo – quindi una buona comunicazione e l’alleanza terapeutica col curante sono fondamentali per garantire l’aderenza del paziente alla terapia. In questa ottica terapie sempre più maneggevoli a rapida efficacia rafforzano la motivazione del paziente, specialmente nelle forme moderate-gravi».

La terapia ‘cucita’ sul paziente aumenta l’efficacia
Come detto, le terapie a lungo termine sono gravate da un alto rischio di abbandono e di non aderenza, secondo recenti stime dell’OMS circa il 50% nei Paesi sviluppati. Ixekizumab, l’anticorpo monoclonale per la psoriasi moderata grave è una molecola dall’elevata rapidità d’azione, efficacia sia nel breve che nel lungo termine oltre a profili di sicurezza tra i più elevati oggi disponibili. «Un farmaco può essere efficace ma se è complesso da assumere o non permette al paziente di apprezzarne gli effetti in breve termine diventa un ostacolo alla terapia – spiega il Prof. Fabio Ayala Direttore della U.O.C. di Dermatologia clinica del Dipartimento di Medicina clinica e Chirurgia - Università di Napoli Federico II – la non compliance al trattamento non solo compromette l’efficacia delle cure ma determina un aumento dei costi legati a una inefficace gestione della patologia. In questo senso complessità, durata, fallimenti precedenti, comparsa di effetti collaterali prima che il paziente possa apprezzare i miglioramenti, sono tra i fattori che inficiano maggiormente l’aderenza».

Garantire l’aderenza
«La rapidità e l’efficacia in breve termine non solo giocano un ruolo fondamentale nel raggiungimento del risultato terapeutico ma garantiscono l’aderenza del paziente alla terapia – osserva il docente – Ixekizumab presenta diversi vantaggi grazie alla sua alta affinità di legame con l’interleuchina 17A, citochina chiave nel processo patogenetico della psoriasi. E’ proprio dall’interazione con questa citochina che il meccanismo patogenetico viene bloccato con una azione quasi ‘chirurgica’. Inoltre, sin dalle prime settimane di trattamento ixekizumab si è dimostrato più efficace su tutti gli obiettivi raggiungendo un miglioramento significativo del 75, 90 e 100% dell’indice PASI. E i risultati si mantengono anche nel lungo periodo: l’alto indice di risposta al trattamento viene mantenuto fino a 108 settimane di terapia, quando la maggior parte dei pazienti vede confermata la risoluzione quasi completa (PASI 90) o completa (PASI 100) delle placche psoriasiche, quest’ultima raggiunta da oltre il 50% dei pazienti». (**).
Sull’aderenza alle cure influiscono in negativo l’insorgenza di effetti collaterali, per cui per ciascun farmaco è importante che il bilancio tra effetti collaterali e benefici ottenuti sia favorevole: una recente analisi integrata ha preso in esame oltre 7.800 pazienti affetti da psoriasi moderata-severa trattati con ixekizumab in sette studi clinici per un totale di 264 settimane(***). Dai risultati emerge un ottimo profilo di sicurezza del farmaco sia nel breve che nel lungo termine, che, unito alla rapidità d’azione e l’efficacia, lo candida come tra i migliori farmaci di prima scelta.

Cos’è la Psoriasi
La psoriasi è una malattia immunitaria cronica che colpisce la pelle. Essa si verifica quando il sistema immunitario invia segnali difettosi che accelerano il ciclo di crescita delle cellule. La psoriasi colpisce circa 125 milioni di persone in tutto il mondo, di cui circa il 20% soffre di psoriasi a placche moderata-grave. La psoriasi può localizzarsi in qualsiasi parte del corpo ed è associata ad altre condizioni di salute gravi, come il diabete, le malattie cardiache e alcuni tumori. La forma più comune di psoriasi, la psoriasi a placche, è caratterizzata da chiazze rosse, ispessite, coperte da un accumulo bianco argenteo di cellule morte della pelle.

(*) dati Indagine Mosaico 2015
(**) Blauvelt et al. Poster presented at AAD 2017 Orlando. Efficacy and safety of ixekizumab for the treatment of moderate-to-severe plaque psoriasis: results through 108 weeks of a randomized phase 3 clinical trial (UNCOVER 3)
(***) Presentato all’EADV 2016 Vienna, Alexandra B. Kimball, Richard G. Langley, Mamitaro Ohtsuki, Susan R. Moriarty, Wen I. Xu, Lotus Mallbris, Kristian Reich