20 novembre 2019
Aggiornato 15:00
Ricerca

Individuato il gene responsabile di sclerosi multipla e lupus

Uno studio del Cnr scova il gene all’origine possibile di malattie autoimmuni come sclerosi multipla e lupus eritematoso sistemico

Dietro a diverse malattie autoimmuni potrebbe esserci un gene
Dietro a diverse malattie autoimmuni potrebbe esserci un gene Shutterstock

ROMA – Un gene anche dietro a malattie autoimmuni come sclerosi multipla e lupus eritematoso sistemico. Questa l’ipotesi sostenuta da un nuovo studio condotto da un gruppo internazionale di ricercatori cofinanziato dalla Fondazione italiana sclerosi multipla (Fism) e coordinato da Francesco Cucca, direttore dell’Istituto di ricerca genetica e biomedica del Consiglio nazionale delle ricerche (Irgb-Cnr) e professore di genetica medica dell’Università di Sassari.

Il gene galeotto
Non solo lupus e sclerosi multipla, ma anche altre malattie che colpiscono la mielina del sistema nervoso centrale, la pelle, i reni e altri organi potrebbero essere attivata da una particolare forma di Tnfsf13B, un gene che presiede alla sintesi della citochina Baff, una proteina con importanti funzioni immunologiche. Questo quanto suggerisce il lavoro pubblicato sul prestigioso New England Journal of Medicine.

Un’azione congiunta
«Sclerosi multipla e lupus eritematoso sistemico sono ‘malattie multifattoriali’, in cui il processo autoimmune è determinato dall’azione congiunta di diversi fattori genetici e ambientali – spiega il dottor Cucca – Più le cause di questo processo sono conosciute, più diventa facile comprendere i meccanismi biologici alla loro base e identificare i corretti bersagli terapeutici, creando anche le premesse per capire a quali individui debbano essere somministrati specifici farmaci».

Difficile determinare chi fa aumentare il rischio
Il sistema immunitario – si legge nel comunicato del Cnr – è costituito da centinaia di cellule e molecole e non è semplice stabilire quali siano implicate nel rischio di sviluppare determinate malattie. «Per lungo tempo si è ritenuto che i linfociti T fossero le cellule primariamente coinvolte nella Sm – prosegue il direttore dell’Irgb-Cnr – Oggi, anche grazie a questo studio, emerge un ruolo primario dei linfociti B in questa patologia. Queste cellule immuni, tra le altre funzioni, producono anticorpi che normalmente ci difendono da certi tipi di microbi ma che, in qualche caso, possono diventare auto-anticorpi e partecipare così alla risposta infiammatoria che sta alla base di alcune forme di autoimmunità».

Lo studio
Lo studio ha preso in esame il sequenziamento dell’intero genoma in migliaia di individui sani e malati, abbinando una caratterizzazione ultra-dettagliata dei loro profili immunologici. «Le analisi, inizialmente condotte su individui sardi (grazie alla collaborazione tra i principali centri di ricerca e ospedalieri dell’isola: Cnr, CRS4 e le Università di Sassari e Cagliari) sono state estese ad ampie casistiche provenienti da Italia peninsulare, Spagna, Portogallo, Regno Unito e Svezia – aggiunge Maristella Steri, primo autore del lavoro e ricercatrice Irgb-Cnr – Dopo sei anni di ricerche siamo stati in grado di identificare la correlazione diretta tra una particolare forma del gene Tnfsf13B e il rischio di sviluppare la Sm o il lupus. L’individuazione di questo nesso di causa- effetto è un evento rarissimo in studi di questo genere».

Quali i meccanismi
La ricerca ha poi permesso di individuare attraverso quali meccanismi la variante genetica denominata Baff-var predisponente nei confronti dell’autoimmunità, esercita i suoi effetti deleteri. «Baff-var è associata con il rischio di sviluppare sclerosi multipla e Lupus attraverso particolari meccanismi molecolari da noi chiariti in dettaglio, che determinano un aumento considerevole dei livelli ematici di Baff, che a sua volta determina un aumento del numero dei linfociti B e dei livelli di anticorpi, suggerendo quindi un ruolo di queste variabili immunologiche nel processo alla base della malattia – conclude Francesco Cucca – I risultati di questo studio sono coerenti con il fatto che il primo farmaco ad aver dimostrato efficacia terapeutica nel lupus in uno studio clinico controllato era proprio uno specifico farmaco anti-Baff. Le conclusioni sono inoltre supportate dai risultati positivi recentemente ottenuti con terapie in grado di ridurre il numero di cellule B nella sclerosi multipla, nel lupus e in altre patologie autoimmuni».