28 ottobre 2020
Aggiornato 16:00
Oncologia

Cancro, sette italiani su 10 oggi lo sconfiggono

Da condanna certa a malattia curabile. Il cancro oggi fa meno paura, perché grazie ai progressi in medicina sta diventando una malattia sempre più curabile. I dati parlano chiaro: sette pazienti su dieci guariscono

ROMA – Il dossier dell’Aiom sullo Stato dell’Oncologia del 2016, presentato al Senato, è ottimistico in fatto di tumori. Se fino a qualche anno fa una diagnosi di cancro spesso significava una condanna a morte, oggi le cose sono profondamente cambiate, tanto che sette pazienti oncologici su dieci guariscono.

Più prevenzione, più cure
A sostenere i numeri positivi sullo stato dell’oncologia in Italia è anche la maggiore consapevolezza dei cittadini nei confronti della prevenzione quale migliore arma contro il cancro. Secondo gli esperti dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), infatti, il 40 per cento dei casi di tumore può essere scongiurato seguendo uno stile di vita sano. Per questo motivo l’Aiom, da sempre, si batte per diffondere sempre più questa consapevolezza, e per creare i presupposti per garantire terapie più efficaci e una migliore assistenza per tutti. Obiettivi che si possono raggiungere, per esempio, con la creazione immediata di un Fondo Nazionale per l’Oncologia. «Nel 2015 sono stati stimati 363mila nuovi casi di cancro nel nostro Paese – spiega Carmine Pinto, presidente nazionale dell’Aiom – Il Fondo può essere finanziato con le accise sul tabacco: un centesimo in più a sigaretta, per colpire una delle cause del tumore al polmone, tra le forme più diffuse, con circa 41mila nuove diagnosi registrate nel 2015». «Terapie innovative sempre più efficaci – prosegue Pinto – consentono ai pazienti di vivere a lungo, in alcuni casi più di 5 anni con una buona qualità di vita, anche se colpiti da patologie particolarmente aggressive come il melanoma avanzato che fino a pochi anni fa era caratterizzato da una sopravvivenza di 6-9 mesi». 

Esami, ancora troppi quelli impropri
«Sono ancora troppi gli esami impropri – sottolinea Stefania Gori, presidente eletto dell’Aiom – Un problema che riguarda in particolare i marcatori tumorali. Questi test sono utilizzati in oncologia da più di 40 anni, ma oggi il loro uso sta diventando eccessivo rispetto al numero dei pazienti oncologici, perché vengono impiegati a scopo diagnostico in persone non colpite dalla malattia. Nel 2012 sono stati eseguiti oltre 13 milioni di marcatori tumorali a fronte di 2 milioni e 300mila italiani che vivevano dopo la diagnosi: oggi sono oltre 3 milioni». L’informazione però può fare la differenza, e lo ritiene anche l’Aiom che promuove le indicazioni per un uso appropriato a livello nazionale. Attività che verrà supportata dalla presentazione, entro il 2016, di un documento condiviso con la SIBiOC (biochimici clinici) e altre società scientifiche. «Data la bassa specificità di quasi tutti i biomarcatori – precisa Carmine Pinto – l’impiego a scopo diagnostico e durante il follow-up comporta un’alta probabilità di incorrere in risultati falsi positivi che, di fronte al numero complessivo di richieste, potrebbe riguardare in Italia ogni anno centinaia di migliaia di persone non affette da tumore, che almeno in parte vengono sottoposte a ulteriori accertamenti di conferma o esclusione di una possibile neoplasia. L’eccessivo utilizzo di esami in scenari inappropriati rappresenta oggi un problema socio-sanitario complesso – prosegue il dott. Pinto –Sono evidenti le conseguenze psicologiche e fisiche sul paziente e pesanti le ricadute sul piano della organizzazione e fruizione dei servizi, quindi anche economiche, che possono far seguito all’impiego di marcatori tumorali, di esami diagnostici di imaging ed esami endoscopici prescritti in modo improprio».
Il dossier completo si può scaricare in formato Pdf a questo link.