31 agosto 2025
Aggiornato 01:00
Il segreto è la costanza

Caffè, ecco qual è la giusta dose perché faccia bene

Ricercatori italiani scoprono qual è il segreto, o la giusta dose, affinché il caffè faccia bene al cervello, e quando invece possa far male

BARI – Da una nuova ricerca condotta dai ricercatori dell’Università di Bari arrivano quelle che possono essere definite le linee guida per l’assunzione di caffè affinché faccia bene, piuttosto che no – in particolare nei confronti della salute del cervello.

Il segreto
Il segreto per ottenere benefici dall’assunzione di caffè è la moderazione, la costanza e il mantenere sempre le stesse dosi. Questo quanto scoperto dai ricercatori dell’Università di Bari, Aldo Moro, dell’IRCCS «Casa Sollievo della Sofferenza», di San Giovanni e dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) di Roma.

Come e perché
Per arrivare a queste conclusioni sono state coinvolte circa 1.500 persone di età compresa tra i 65 e gli 84 anni. Poi i ricercatori hanno analizzato e confrontato tra di essi la comparsa di segni di decadimento cognitivo lieve (MCI) – che può precedere la malattia di Alzheimer – e il consumo di caffè. I risultati, pubblicati sul Journal of Alzheimer, hanno rivelato che soltanto le persone che avevano mantenuto costante nel tempo il consumo il caffè, ossia una tazza al giorno, correvano meno rischi di avere MCI. La stessa cosa non avveniva in coloro che o avevano modificato le loro abitudini, oppure consumavano di più o di meno caffè.

La differenza
Chi non era stato abitudinario nell’assunzione di caffè correva maggiori rischi di avere l’MCI. Nello specifico, gli adulti anziani che avevano aumentato le dosi di caffè nel tempo (più di una tazza al giorno) mostravano un rischio di due volte maggiore. Cosa che non accadeva in chi invece aveva ridotto le dosi. Infine, chi assumeva abitualmente e costantemente da una a due tazze al giorno di caffè presentava un tasso ridotto dell’incidenza di MCI rispetto a chi abitualmente non consumava mai, o raramente, caffè. «Che il consumo moderato e regolare di caffè possa avere effetti neuroprotettivi anche contro MCI, conferma studi precedenti sugli effetti protettivi a lungo termine di caffè o di tè contro il declino cognitivo e demenza», ha concluso il dott. Vincenzo Solfrizzi, dell’Università di Bari.