20 agosto 2019
Aggiornato 17:30
congresso mondiale di oncologia

Nanofarmaci, la nuova arma contro il tumore del polmone

Presentati a Chicago i risultati di una ricerca sul tumore al polmone nella forma non a piccole cellule. La terapia è risultata meno tossica e più tollerabile rispetto a quelle tradizionali

CHICAGO – Sono buone notizie quelle che giungono direttamente dal Congresso Mondiale di Oncologia di Chicago. C’è infatti una nuova arma contro il cancro del polmone non a piccole cellule squamoso (il più diffuso): sono i nanofarmaci come nab-paclitaxel, che associato a carboplatino (un farmaco chemioterapico) ha dimostrato maggiore efficacia nel trattamento.

CASI IN AUMENTO – Sono 1.800.000 i casi diagnosticati di tumore del polmone nel 2012. Ed è la forma di neoplasia maschile più frequente al mondo, la terza per le donne dopo il tumore della mammella e del colon. Nel solo 2014 vi sono state in Italia 40mila nuove diagnosi, di cui circa il 30% fra le donne. Riguardo queste ultime, negli ultimi anni si è registrato un progressivo e preoccupante aumento di casi, dovuto al diffondersi del vizio del fumo. Il consumo di prodotti a base di tabacco si ritiene essere responsabile dell’85-90% dei casi di neoplasie polmonari. La probabilità di sviluppare la malattia aumenta di 14 volte nei tabagisti rispetto ai non fumatori. E fino a 20 volte nelle persone che fumano oltre 20 sigarette al giorno. Il tumore al polmone poi è una patologia subdola, che spesso non presenta sintomi fino allo stadio avanzato.

NUOVE SPERANZE – Dallo studio arrivano nuove speranze per i malati. «Il dato riportato negli anziani è determinato dall’ottima tollerabilità e dalla minore tossicità del farmaco – spiega il prof. Cesare Gridelli, Direttore del Dipartimento di Onco-ematologia dell’Azienda Ospedaliera Moscati di Avellino – Con nab-paclitaxel, la concentrazione di paclitaxel libera nell’organismo è 10 volte superiore a quella di paclitaxel convenzionale, permettendo una maggiore esposizione al farmaco rispetto alla formulazione tradizionale. È in fase di studio l’utilizzo di nab-paclitaxel in mantenimento come agente singolo, dopo la prima fase del trattamento rappresentata dall’associazione con carboplatino».

«Al Congresso ASCO – conclude il prof. Gridelli – sono stati presentati anche dati provenienti dalla pratica clinica americana che hanno confermato l’ottima tollerabilità di questa terapia e la possibilità di eseguire trattamenti anche di lunga durata. Inoltre, sono stati presentati dati preliminari molto confortanti sull’associazione di nab-paclitaxel con nivolumab, un nuovo farmaco immunoterapico. Si prospetta di particolare interesse l’interazione della chemioterapia target costituita da nab-paclitaxel con l’immunoterapia, una delle aree più promettenti del trattamento di questa neoplasia».