12 marzo 2026
Aggiornato 11:39
Medicina

Il sesso forte è femmina

Le sue cellule sono più resistenti di quelle maschili

ROMA - Uno studio dell'ISS e dell'Università di Sassari, eseguito nell'ambito del progetto «La medicina di genere come obiettivo per la sanità' pubblica: l'appropriatezza della cura per la tutela della salute della donna» sostiene che le cellule delle donne, essendo molto più resistenti di quelle maschili, le aiutano contro lo stress ambientale e farmacologico Ora si sapeva che anatomicamente uomini e donne erano diversi, ma fino a questo momento si riteneva che la resistenza dovuta alla forza fosse da attribuire maggiormente all’uomo. Ed invece la novità. Il sesso forte è femmina. Le cellule maschili hanno un comportamento rigido e stereotipato, che le rende fragile preda di condizioni avverse. Al contrario quelle femminili sanno adattarsi e resistere meglio.«

Come fa notare il presidente ISS Enrico Garaci, il lavoro in corso «Studia le differenze non soltanto fisiologiche ma anche sociali e psicologiche tra uomini e donne. Abbiamo la certezza scientifica della differenza degli organismi sotto il profilo ormonale e genetico e delle risposte diverse alle terapie. Basti pensare che le reazioni avverse ai farmaci nelle donne concorrono al 6% delle ospedalizzazioni. L'obiettivo oggi è capire come impattano le terapie farmacologiche sugli uomini e sulle donne per ottenere una cura più' appropriata e un risparmio di costi per il Servizio Sanitario Nazionale».

A tale scopo gli scienziati hanno preso in esame cellule dei 2 sessi. Tale analisi ha mostrato una fondamentale differenza. Le cellule maschili (XY) si muovono su rigidi binari: se perciò tale routine viene messa di fronte ad un evento dannoso, il risultato è l'apoptosi o morte cellulare.
Le cellule femminili sono invece capaci di mettere in atto strategie adattative. In particolare, esse sfruttano l'autofagia: una sorta di cannibalismo, che le consente di usare alcune componenti per ricavare energie essenziali. E tale meccanismo di riciclaggio diventa fondamentale contro lo stress ambientale e farmacologico.
Allora, questi risultati suggeriscono come le terapie maschili non possono automaticamente essere applicate sulle donne, e viceversa.
Conclude infatti Monica Bettoni, direttore generale dell'ISS: » Le cellule maschili, infatti, evolvono verso la morte programmata, mentre quelle femminili vanno verso la senescenza e ciò' indica che le cellule femminili hanno una maggiore capacita' di adattarsi all'ambiente. Questa ricerca, e ne siamo fermamente conviti, porta l'appropriatezza della cura evitando l'errore in medicina. L'appropriatezza della cura è il solo modo di arrivare al risparmio equo per il sistema sanitario».