4 agosto 2021
Aggiornato 13:30
La scelta di Draghi

La soddisfazione di Matteo Salvini: «Senza la Lega sarebbe stato di un Governo di sinistra»

Il Segretario del Carroccio: «Sviluppo e turismo sono fondanti per la ripartenza, e l'attenzione per la disabilità è un mio pallino da anni. A Speranza e Lamorgese affiancare leghisti per cambio di passo»

Il Segretario della Lega, Matteo Salvini
Il Segretario della Lega, Matteo Salvini ANSA

«Sono davvero molto contento. Se in questo governo non ci fosse la Lega, saremmo a guardare da fuori un governo di sinistra». Lo dice il segretario della Lega Matteo Salvini, in una intervista al «Corriere della Sera». Di parlare con Draghi prima della formazione della squadra, assicura, «non ce n'è stato bisogno. Io non avevo chiesto alcun ministero. Ma sono molto contento davvero, non è una dichiarazione di rito. Sviluppo e turismo sono fondanti per la ripartenza, e l'attenzione per la disabilità è davvero un mio pallino da anni, lo sanno tutti. No, guardi: abbiamo tre incarichi importanti e tre persone che sapranno interpretarli al meglio».

I ministri Speranza e Lamorgese, aggiunge, «conto che siano affiancato da leghisti in gamba che sappiano contribuire a un robusto cambio di rotta. So che non sembrerà oggi una priorità, però nei giorni scorsi mi sono andato a riguardare le tabelle degli sbarchi. Nel 2019, 11 mila arrivi. L'anno scorso, 33 mila. Tre volte tanto. Una delle non molte cose che ho detto a Draghi è che a Lampedusa la musica deve cambiare».

Per quanto riguarda la sua 'conversione' all'europeismo, Salvini spiega che «io oggi sono convinto che questa scelta porterà più Italia in Europa. Prenda la direttiva Bolkestein, che vorrebbe la svendita delle nostre spiagge. Il ministro del Turismo dirà no: le spiagge italiane restano italiane. Non so se questo è sovranismo. So però che se fossimo rimasti fuori, non avremmo potuto incidere».

Adesso le priorità sono «le vaccinazioni, il lavoro e la riapertura di bar, ristoranti, palestre...» mentre per quanto riguarda le infrastrutture «oggi ho letto che il Mose da ottobre ha salvato Venezia dall'acqua alta venti volte. E io penso al Ponte sullo Stretto, alla Gronda, all'alta velocità al Sud, alle strade in Sicilia..».

Infine i rapporti con Giorgia Meloni: «Io rispetto profondamente la scelta di Giorgia Meloni, ma credo anche di aver fatto, per quel che mi riguarda, una scelta per l'Italia e non partitica». Dunque nessuna lite sulle candidature nelle città? «No. Questa settimana riconvocherò il tavolo per le Amministrative, sappiamo tutti che a livello di Comuni e Regioni il centrodestra è una squadra vincente».

Siri: «Draghi parta da flat tax per riforma del fisco»

«La Flat Tax per fortuna non si può ammainare perché non è solo una bandiera ideologica ma una concreta e moderna alternativa ad un sistema fiscale che ha compiuto quasi 50 anni. Sono certo che se la Lega sarà nel Governo e Draghi leggerà il nostro testo di riforma si potrà aprire un tavolo di confronto tra le forze politiche partendo proprio da lì. Certo il requisito minimo per parlarne è almeno aver letto il contenuto». Lo sostiene il senatore della Lega Armando Siri, ideatore della proposta di legge sulla flat tax, rispondendo alla domanda di Affaritaliani.it se Matteo Salvini abbia (come sembra) ammainato la bandiera della flat tax per entrare nel governo Draghi e se per questo motivo sia deluso.

Che cosa pensa del fisco progressivo che sembra essere nei progetti del nuovo premier? «Il sistema fiscale è informato a criteri di progressività. Lo dice il comma secondo dell'art. 53 della Costituzione, non è una novità. Chi dice che la nostra proposta di Flat Tax non è progressiva dimostra di non averla letta e di agire solo sulla base di un pregiudizio ideologico. Trattandosi della nascita di un Governo di 'alto profilo' mi auguro che si possano mettere da parte gli slogan e ci si concentri sulla concretezza. Allo stato attuale la nostra è l'unica proposta sul tavolo. Se ce ne sono altre che ottengono lo stesso risultato di semplificazione e alleggerimento fiscale parliamone».

Ci sono punti di contatto con la proposta della Lega? «Il nostro progetto di riforma del Testo Unico delle Imposte sui redditi tiene conto di questo principio utilizzando proprio il sistema tedesco invocato da molti. Non lo fa con la modulazione delle aliquote, ma attraverso una funzione sulle deduzioni che sono inversamente proporzionali al reddito a seconda dei carichi familiari. In questo modo si ottiene un'aliquota di imposta reale progressiva ma non superiore al 15%. Si può anche discutere di aggiungere un'aliquota ulteriore al 20% per i redditi molto alti ma ripeto occorre prima impostare un confronto altrimenti si parla a caso».

Quali sono i punti chiave della riforma fiscale secondo la Lega? «Semplificazione, riduzione del peso tributario per il ceto medio e per le imprese, equità, e calo fisiologico dell'infedeltà fiscale. Il tutto si traduce in una spinta dei consumi quindi della produzione e del lavoro. Non avremo mai un effetto sul PIL se continuiamo con la timidezza, con i piccoli passi dei bonus, degli sconti e delle limature qua e là. Negli ultimi 10 anni abbiamo speso 300 miliardi per sostenere la disoccupazione e la cassa integrazione. Quante Flat Tax avremmo potuto fare creando così opportunità di lavoro? Occorre il coraggio di una autentica rivoluzione fiscale se vogliamo che il Paese torni a crescere».

Un taglio dell'Irpef deve valere solo per i lavoratori o anche per i pensionati? «La nostra riforma prevede il taglio per lavoratori e pensionati ma soprattutto introduce un modello innovativo di calcolo sostituendo il reddito imponibile individuale con quello familiare».