25 novembre 2020
Aggiornato 09:00
L'intervista

Centinaio: «Inizia il mese clou per spaccare la maggioranza e far cadere il governo»

Al Senato continua l'esodo dalla maggioranza e il governo non ha più i numeri. Il DiariodelWeb.it ne parla con Gian Marco Centinaio, ex ministro e capogruppo della Lega

Gian Marco Centinaio, ex capogruppo della Lega ed ex ministro delle Politiche agricole
Gian Marco Centinaio, ex capogruppo della Lega ed ex ministro delle Politiche agricole ANSA

Si preannuncia un'estate calda per la maggioranza. Almeno in Senato, dove i numeri sono sempre più traballanti e la tenuta sempre più scricchiolante. Solo nel mese di luglio sono in programma i voti sui decreti Rilancio e Semplificazioni, sulla mozione per il Consiglio europeo e sullo scostamento di bilancio. Passaggi delicatissimi, per un governo che a palazzo Madama subisce ormai da mesi un continuo stillicidio di parlamentari in partenza verso l'opposizione. Ce la farà Conte a passare indenne da queste forche caudine, oppure l'Italia si dovrà rassegnare alla seconda crisi agostana consecutiva? Il DiariodelWeb.it ne ha parlato con Gian Marco Centinaio, ex capogruppo della Lega ed ex ministro delle Politiche agricole.

Senatore Gian Marco Centinaio, come stanno le cose a questo punto? In Senato la maggioranza tiene o no?
Sostanzialmente sembra che i numeri non ci siano. Ma purtroppo, negli scorsi mesi, ci siamo accorti che, anche quando sembrava che stessero per cadere da un momento all'altro, poi alla fine li hanno trovati. Noi faremo di tutto per mettere in mostra tutte le contraddizioni di questa maggioranza. Nata, se vi ricordate, per non andare al voto e non far vincere Salvini.

Non è granché, come programma politico.
Quando non ci sono premesse serie, appena si giunge agli argomenti concreti, si entra in contraddizione. Noi queste contraddizioni vogliamo esporle, farle notare e, nel caso in cui si apra un'incrinatura nella maggioranza, entrarci e spaccarla. Questo è l'obiettivo. Vediamo cosa succederà nel corso di questo mese che, in effetti, sarà molto importante.

Se la maggioranza ha retto finora è perché, alla fine, nessuno vuole rinunciare alla propria poltrona?
Sì. Diciamo che una collega parlamentare del M5s in un'occasione mi ha confessato, alla buvette, che pur di rimanere attaccata alla poltrona fino al 2023 voterebbe «la fiducia pure a Hitler o a Stalin».

Ah, però.
Parole sue. Oggi come oggi troviamo senatori disposti ad accettare di tutto, pur di restare in parlamento. Alla faccia di chi ci era entrato per aprirlo come una scatoletta di tonno. Saranno anche entrati come semplici cittadini, ma ci hanno messo pochissimo tempo a trasformarsi in politici. Peggiori di quelli della prima Repubblica, perché all'epoca, per lo meno, quando c'erano dei problemi si andava a casa e si tornava a votare.

Alla manifestazione di sabato avete rinnovato la richiesta di elezioni a novembre. Ma mi sembra di capire, dalle sue parole, che siete i primi a rendervi conto che le probabilità che il governo cada siano molto basse.
Sì. Viviamo in una democrazia parlamentare, dove il trasformismo e i cambi di casacca possono rendere solida persino una maggioranza zoppicante. È logico che il nostro obiettivo sia quello di far vivere la legislatura il meno possibile. Se non ci riuscissimo, il piano B sarebbe quello di rendere la vita difficile a questo governo. Durante il periodo del Covid abbiamo provato ad essere collaborativi, ma ci siamo resi conto che a questa maggioranza non interessa: vogliono solo tirare a campare. E l'Italia non lo merita.

A proposito di cambi di casacca, ci sono anche tanti parlamentari che in questo momento fanno il percorso inverso, e passano con voi.
Generalmente chi entra in maggioranza lo fa per ottenere qualche posto nella compagine di governo. Chi sceglie la minoranza, al contrario, lo fa perché crede in un progetto a medio-lungo termine, e soprattutto perché non si limita a vivere alla giornata. Come ho già detto in più di un'occasione, non imbarchiamo tutti, perché non siamo l'arca di Noè, ma cerchiamo di coinvolgere persone che abbiano caratteristiche professionali, personali, sociali consone al nostro progetto.

Beh, non saranno mascalzoni tutti quelli che vanno in maggioranza e perbene tutti quelli che vengono all'opposizione. Ci sarà anche qualcuno che passa alla Lega perché i sondaggi la danno praticamente al doppio del M5s...
Ci mancherebbe, non ho mai pensato che gli esponenti di maggioranza siano tutti dei truffaldini. Tra di loro ho degli amici che rispetto. Diciamo, però, che tra coloro che ci chiedono di unirsi a noi, facciamo una selezione.

Parlava della collaborazione con il governo, che Conte ha più volte auspicato un po' su tutti i decreti, almeno a parole. E nei fatti?
Tutte le volte in cui cercavamo di presentare emendamenti costruttivi, in numero limitato per non fare ostruzionismo, e ci mostravamo disponibili a ragionare, loro rispondevano con il muro di gomma. Alla discussione in Senato sul decreto Covid, hanno bocciato 203 emendamenti su 204. Dalle mie parti si dice: «Se l'amicizia vuole carburare, un cesto arriva e l'altro deve andare». Se mi chiedi collaborazione, devi anche essere collaborativo.

Un tema sul quale lei si sta spendendo molto è quello del turismo. Ha detto che gli operatori del settore stanno già pensando al 2021, perché danno per scontato che il 2020 è perso.
Il settore del turismo è quello che più di tutti sta pagando questa crisi. Di solito la stagione estiva si programma a gennaio-febbraio. Ad oggi, mentre siamo in piena estate, gli operatori non hanno potuto fare una programmazione vera e propria. Quindi stanno cercando di perdere il meno possibile e di sopravvivere, puntando al rilancio nel 2021. È difficilissimo, perché dal governo non arrivano né soldi né risposte. Lo dicono le associazioni di categoria: l'ultima è stata Astoi, che si è scagliata contro il ministro Franceschini, perché non crede più alle sue promesse.

E il bonus vacanze?
Fa ridere i polli. Noi eravamo favorevoli al bonus: il 4 marzo, quando incontrai per la prima volta Franceschini, quella fu una delle proposte che gli avanzai. Il problema grosso è che non si può pensare che l'80% venga anticipato dalle strutture ricettive. Il turismo sta chiedendo al governo liquidità e il governo, al contrario, gli chiede di impegnarsi economicamente. Non funziona. Basti vedere che, in base all'ultima indagine, neanche il 5% degli alberghi italiani lo accetterà. Sono 2,3 miliardi che potevano essere utilizzati in un altro modo.

Se fosse lei ancora ministro, che cosa avrebbe fatto di concreto?
Prima di tutto un tavolo operativo con tutte le associazioni di categoria, per lavorare sui soldi a disposizione. Non penso che ci vogliano decine di miliardi, anche se la Francia, la Spagna e la Grecia li hanno messi. Semmai, bisognava spenderli meglio. Ciò che stanno chiedendo tutti sono delle risorse a fondo perduto per affrontare il 2020, in base ai fatturati dell'anno scorso da aprile ad agosto. Così avrei impiegato quei 4 miliardi messi sul tavolo da Franceschini: per dare ossigeno alle aziende.