20 febbraio 2020
Aggiornato 23:00
L'intervista

Giorgia Meloni: «Sono una donna leader»

Il Presidente di Fratelli d'Italia a la Repubblica: «Mai nessuno mi ha regalato nulla, e non mi sono sentita discriminata. Ho cominciato a 15 anni a fare politica, mi sono un mazzo»

Giorgia Meloni, Presidente di Fratelli d'Italia
Giorgia Meloni, Presidente di Fratelli d'Italia ANSA

ROMA - «Mai nessuno mi ha regalato nulla, e non mi sono sentita discriminata. Però sono una donna leader, ho cominciato a 15 anni a fare politica, mi sono fatta... si può dire?... un mazzo. A 27 anni ero presidente di Azione Giovani. Ho fatto un lavoro immane: l'aggravante era di essere accettata come capo». Lo ha detto Giorgia Meloni in un'intervista a Repubblica, spiegando che, seppur da destra, come donna a capo di un partito, farà gli auguri alla neopremier finlandese e «avversaria» Sanna Marin. «Ci mancherebbe - dice Meloni - Da fronti opposti, ovviamente, le auguro buon lavoro.Io sono davvero molto contenta di vedere delle donne ai massimi livelli istituzionali nei loro rispettivi Stati: mi auguro che queste donne facciano bene per tranquillizzare coloro che pensano che un Paese non possa essere messo nelle mani di una donna».

Se dovesse spiegare, in una scuola di politica, che cosa serve per farcela nel suo ambiente? «Userei proprio l'immagine dello studente: perché rischi di sentirti sotto esame, eternamente, condizione ingiusta e fuori luogo ovviamente. Ma l'immagine va letta anche in positivo: perché la vera risposta non è fregartene. La vera reazione deve essere: impegnarti di più, pensare di più. Lo sa cosa diceva la fortissima Charlotte Whitton?». Primo sindaco donna di una capitale, anno 1951, a Ottawa. «Diceva: 'Una donna deve fare ogni cosa due volte meglio di un uomo per essere considerata brava la metà'. E aggiungeva: 'Per fortuna non è difficile'».

«Sono una donna leader»

«Sono la prima - continua Meloni - a riconoscere e a dire che le mie sfide me le ero scelte tutte di un certo livello... Mai nessuno mi ha regalato nulla, e non mi sono sentita discriminata. Però sono una donna leader, ho cominciato a 15 anni a fare politica, mi sono fatta... si può dire?... un mazzo. A 27 anni ero presidente di Azione Giovani. Ho fatto un lavoro immane: l'aggravante era di essere accettata come capo».

A destra, l'immagine del vincente è ancorata al maschile. «Certo. Il capo è condottiero, punto. Era anche un problema di physique du rôle, vogliamo dirla così? Anche se in Italia questa idea mi pare non risparmi neanche la sinistra. Quindi, premesso che in politica non è facile per nessuna donna, non lo è neanche tra noi 'sovranisti': un po' scatta quella tentazione di guardarti dall'alto in basso, 'ma tanto non sarà così preparata, così intelligente'. Detto questo, io sono stata, in generale, molto più rispettata da uomini di destra che dalla sinistra». Non si riferirà solo ai post da tastiera, che colpiscono donne-leader indistintamente. «No, difatti. Qui non c'entra la questione di genere. Perché, alla fine, molti della sinistra si portano dietro questa forma di presunta superiorità per cui il solo fatto di essere una portatrice di valori di destra ti autocondanna: allora 'non capisci niente, allora sei cretina'».

Il feeling con Bertinotti

In realtà lei, da giovane parlamentare e vicepresidente della Camera, ebbe un feeling imprevedibile con Bertinotti. «Verissimo. Un'amicizia che dura tuttora, con lui, con la moglie. Io ero davvero alle prime armi: c'era un Parlamento non di neofiti come adesso, e presiedere la Camera con tanti di quei navigatissimi colleghi era una cosa che poteva dare ansie pazzesche. Lui, da leader di Rifondazione mi fu vicino. Io, da giovane esponente di An, lo invitai alla nostra kermesse a Atreju. Lui fu contestatissimo al suo interno per aver accettato. E invece insieme buttammo giù alcuni muri».

Nostalgia di quella politica? «Un po' sì. Ma neanche nostalgia, è cronaca: parlo di una profondità e di un livello che oggi si incontra più difficilmente. Basta vedere la violenza che usa il M5s contro di me».Sempre convinta che con Salvini in futuro sarà facile? «Non è facile mai. Ma abbiamo valori comuni, un orizzonte dentro il quale poter lavorare insieme». E se domani sua figlia dovesse dirle che farà politica: consigli? «'Non lo fare!', direi. No: seriamente. Gliene darei solo uno: studia, studia, studia».