19 luglio 2019
Aggiornato 03:30

Def, Brunetta al Governo: «Basta propaganda. Serve un'operazione verità»

Il Deputato di Forza Italia: «Con una crescita pari a zero, la correzione dei conti supererà i 10 miliardi di euro, che il Governo sarà tenuto a trovare a giugno 2019»

Renato Brunetta
Renato Brunetta ANSA

ROMA - «Il drammatico scontro tra governo e Commissione europea avvenuto lo scorso autunno, che portò alla seconda crisi dello spread e al forte calo in Borsa delle banche, oltre che al rischio di una apertura della procedura di infrazione per debito eccessivo, fu provocato dalla non validazione della Nota di Aggiornamento al Def da parte dell'Ufficio parlamentare di bilancio». Così, in una nota, Renato Brunetta, deputato di Forza Italia e Responsabile della politica economica di Forza Italia.

«Lo scorso 9 ottobre, infatti, l'Upb si rifiutò di validare la previsione sul Pil del 2019 contenuta nella Nota giudicandola «eccessivamente ottimistica» rispetto alla media delle previsioni fornite dal panel di riferimento, composto dagli istituti di ricerca indipendenti REF, Prometeia e CER. La non validazione provocò le richieste di modifica dell'impianto della Legge di Bilancio da parte di Bruxelles, considerando che l'UPB rappresenta la lunga mano della Commissione in Italia ed è da quest'ultima preso alla lettera. Le richieste di modifica vennero respinte al mittente in maniera molto veemente da Lega e Movimento Cinque Stelle. Da quel momento, iniziò lo scontro con la Commissione che durò fino alla tregua di fine dicembre», continua.

«Ora, quella situazione si potrebbe riproporre con la presentazione del DEF. Infatti, nel documento di economia e finanza, il Tesoro è tenuto, secondo la Legge di contabilità nazionale, a presentare il nuovo quadro macroeconomico aggiornato con le stime di crescita del Pil, che attualmente sono pari al +1,0% per il 2019. Il problema è che i tre istituti che compongono il panel hanno stimato una crescita del Pil pari allo zero per quest'anno. La media delle previsioni, semplice da fare, è quindi anch'essa pari a zero. Questo significa che il Tesoro è di fatto costretto ad inserire una previsione di crescita non superiore allo zero, altrimenti supererebbe la media del panel e rischierebbe una quasi certa bocciatura da parte dell'UPB. Le rigide regole che governano la validazione del quadro macro non lasciano spazio al Governo che deve quindi scegliere se presentare un tasso di crescita maggiore di zero e subire una nuova bocciatura da parte dell'UPB, con conseguente scontro con le istituzioni europee, oppure inserire una crescita pari a zero, ottenere la validazione dell'UPB ma rivedere al rialzo i rapporti deficit/Pil e debito/Pil, accettando di dover fare una manovra correttiva 'monstre' che corregga i conti pubblici dagli effetti generati dal forte calo della crescita», spiega Brunetta.

«Inutile, quindi, che la maggioranza si affretti a varare decreti di vario tipo, propagandando effetti miracolosi sulla crescita dovuti allo sblocco dei cantieri, agli incentivi per le imprese oltreché al reddito di cittadinanza e alla quota 100. La priorità va data prima alla quantificazione corretta del quadro macroeconomico a legislazione vigente e su quella non si scappa, perché si riferisce alla situazione economica attuale e non agli effetti delle politiche economiche future. Con una crescita pari a zero, la correzione dei conti supererà i 10 miliardi di euro, che il Governo sarà tenuto a trovare a giugno 2019, oltre che ai 23 miliardi previsti a fine anno necessari per evitare l'aumento dell'IVA. Questi sono i semplici conti che l'Esecutivo dovrebbe fare, se volesse avviare davvero una operazione verità. Il resto è solo propaganda elettorale che verrà presto smascherata subito con la presentazione del DEF», conclude.