27 settembre 2022
Aggiornato 00:00
L'anniversario

Amatrice, il ricordo delle vittime del sisma. Il vescovo: «Venite qui, non abbandonate il territorio»

Ad Amatrice si celebra oggi il sesto anniversario del terremoto che colṕ la zona dei monti Sibillini, tra Lazio, Umbria e Marche: il 24 agosto 2016, alle 3:36, una scossa di magnitudo 6.0 cauṣ 299 morti (239 nella stessa Amatrice) e 388 feriti

Amatrice, il ricordo delle vittime del sisma. Il vescovo: «Venite qui, non abbandonate il territorio»
Amatrice, il ricordo delle vittime del sisma. Il vescovo: «Venite qui, non abbandonate il territorio» Foto: Agenzia Fotogramma

AMATRICE - Afflizione e dolore per il ricordo di tanti cari morti, ma anche speranza per la rinascita del territorio e fiducia nella ricostruzione. Ad Amatrice si celebra oggi il sesto anniversario del terremoto che colpì la zona dei monti Sibillini, tra Lazio, Umbria e Marche: il 24 agosto 2016, alle 3:36, una scossa di magnitudo 6.0 causò 299 morti (239 nella stessa Amatrice) e 388 feriti, distruggendo centri abitati e frazioni nei comuni di Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto.

La scorsa notte si è tenuta la veglia in ricordo delle vittime, con una fiaccolata partita dal Campo sportivo, dove poi si è tornati per la lettura, dalle ore 3:36, dei nomi delle vittime. Questa mattina, giornata di lutto cittadino, è stata deposta una corona di fiori al Monumento ai caduti e alle 11 si è svolta la messa al Campo sportivo, officiata dal vescovo Domenico Pompili, che sei anni fa celebrò i funerali delle vittime e da Rieti è stato nominato nuovo vescovo di Verona, dove si insedierà il prossimo ottobre.

Al Campo sportivo, oltre a decine di cittadini e ai famigliari delle vittime, erano presenti i presidenti delle Regioni coinvolte e i sindaci dei Comuni colpiti, il capo della Protezione civile Fabrizio Curcio, il commissario per la Ricostruzione Giovanni Legnini e, in rappresentanza del governo italiano, la ministra dell'Università e della Ricerca Maria Cristina Messa. Presente anche il leader della Lega Matteo Salvini.

Dopo aver ricordato e ringraziato chi in vari modi e da varie nazioni sei anni fa mostrò solidarietà per i territori colpiti, prendendo spunto dal Vangelo di oggi ("Vieni e vedi», risponde l'apostolo Filippo a Natanaele-Bartolomeo, il santo che la Chiesa cattolica oggi festeggia, che voleva incontrare Gesù) il vescovo Pompili ha spiegato che «qui ad Amatrice dopo sei anni a prima vista tutto sembra fermo all'istantanea della torre che si erge solitaria in mezzo al deserto, ma se si guarda con più attenzione si scopre che nel centro storico c'è sotto un cantiere, finalmente in movimento, e comincia a prendere forma la Casa del Futuro e si delinea il nuovo ospedale di Amatrice. Ci sono gru qua e là. Per vedere bisogna venire: dopo l'estenuante fase iniziale, ora è il tempo della ricostruzione, ma per arrivare alla rigenerazione vera e propria occorre venire. Tutti devono venire, pubblico e privato, Stato e società civile, operatori economici ed ordini professionali. Senza il coinvolgimento di tutti l'attesa potrebbe allungarsi ancora. E chi verrà vede anche quel che va immaginato: non vedremo solo la semplice rievocazione di quello che fu Amatrice. Spirito di iniziativa, coraggio e sacrificio sono le risorse indispensabili anche oggi per affrontare un futuro tutto da vedere, perchè ci si muova con creatività e non con ripetitività, con audacia e non con paura, con disinteresse e non solo alla ricerca del proprio interesse. Questa è la lezione che riguarda l'Italia, che deve imparare a rinascere, ripartire e ricominciare e non è automatico. È questo il domani del terremoto: non più il 24 agosto, ma è adesso il momento di vedere oltre e scorgere il domani», ha concluso Pompili, che terminata la messa ha ricevuto un lungo applauso, anche di commiato in vista della partenza per Verona.

«E' il momento del ricordo delle troppe vittime, del sostegno e della solidarietà alle famiglie. Quei morti, insieme a tutti i morti dei terremoti devastanti che ciclicamente si verificano, costituiscono un monito: il monito è ricostruire sì ma in sicurezza, garantire la sicurezza agli edifici privati e pubblici da ricostruire ma anche agli altri edifici che sono nelle zone ad elevato rischio sismico», ha detto Legnini ai microfoni del Tg1: «Con la sicurezza e il rispetto delle regole costruttive in materia di rischio sismico quei morti non ci sarebbero stati. E' l'ora di operare, agire, aprire i cantieri: le procedure funzionano, le risorse ci sono, la volontà di ricostruire si è manifestata. Da tempo ci sono numerosissimi cantieri aperti, ma c'è ancora tanto da fare. La ricostruzione è un processo, non è un'attività che si consuma in un arco temporale ristretto e insieme alla ricostruzione occorre rigenerare il territorio e la comunità», ha concluso il commissario alla Ricostruzione.

(con fonte Askanews)