18 dicembre 2018
Aggiornato 22:00

Il prete che chiude la chiesa a Natale: «Sciopero contro il decreto Salvini»

La decisione senza precedenti di Don Paolo Farinella, parrocco della chiesa di San Torpete a Genova: «Anche Gesù era un migrante»

Don Paolo Farinella
Don Paolo Farinella (ANSA)

GENOVA - Da tempo lo hanno ribattezzato il nuovo «Don Gallo», il prete di strada simbolo della sinistra «no global». Don Paolo Farinella, che ama definirsi «prete di frontiera», ha preso una decisione senza precedenti: chiudere la chiesa di San Torpete nei giorni di Natale. Un vero e proprio sciopero. Nel mirino il decreto sicurezza e immigrazione di Matteo Salvini. La chiesa di San Torpete in Genova resterà chiusa dal 24 dicembre 2018 al 05 gennaio 2019. Riprenderà le celebrazioni con l’Epifania, la «manifestazione del Signore ai popoli del mondo» ha spiegato Don Paolo sul suo blog sul Fatto Quotidiano, «festa di universalità senza confini».

Chiesa chiusa per «sciopero» a Natale
Una decisione tutta politica, quella di Don Paolo, che accusa il ministro Salvini e punta il dito contro la chiesa cattolica e quei cristiani che, a suo dire, «stanno a guardare». Perché è nel «silenzio totale dei cattolici e dei cristiani» che, alla vigilia di Natale, «il governo e il parlamento italiano hanno deciso di espellere dall’Italia quel Gesù di Nazareth di cui si vorrebbe celebrare la nascita».

«Anche Gesù era un migrante perseguitato»
Ma Don Paolo non si limita a guardare quelli che, per lui, sono gli effetti del decreto sicurezza. Don Paolo parla di una vera e propria «guerra ai migranti» e per portare acqua al suo mulino si lancia in un'interpretazione della vita di Gesù in «chiave migratoria»: «Ogni migrante è Gesù di Nazareth. Ogni migrante espulso è espellere quel Gesù di Nazareth di cui si vorrebbe celebrare la nascita». Perché «quel bambino al quale si inneggia nel presepe è un profugo che scappa dalla polizia di Erode, ricercato per essere fatto fuori, emigrante in Egitto in cerca di salvezza e di fortuna, nato fuori dall’abitato perché nessuno lo voleva».