15 dicembre 2018
Aggiornato 20:00

Filippo Roma, l'inviato delle Iene minacciato di morte dopo l'inchiesta su Di Maio

Il suo servizio sul lavoro nero nell'azienda del padre del vicepremier gli ha attirato dei commenti inqualificabili da parte di alcuni sostenitori del Movimento

L'intervista di Filippo Roma al vicepremier Luigi Di Maio sull'azienda di proprietà del padre
L'intervista di Filippo Roma al vicepremier Luigi Di Maio sull'azienda di proprietà del padre (Mediaset | ANSA)

ROMA – Da buona Iena era partito per sbranare, ma ha finito per essere sbranato lui. Filippo Roma, inviato della celebre trasmissione di Italia 1, è incappato nell'ira della rete per i suoi ultimi servizi dedicati ad Antonio Di Maio, padre del vicepremier e ministro del Lavoro Luigi, e ai casi di lavoro in nero nella sua azienda. Nonostante lo stesso leader del Movimento 5 stelle abbia dato in prima persona il suo contributo all'inchiesta giornalistica, dimostrando una trasparenza insolita per un esponente politico, i sostenitori pentastellati sul web non l'hanno presa altrettanto bene.

Parole pesanti
«Ho ricevuto minacce di morte sui social: chi ti vuole uccidere sul serio però non ti minaccia su Facebook ma si fa trovare direttamente sotto casa», ha rivelato Roma ai microfoni di Radio Cusano Campus. Una brutta situazione in cui il conduttore televisivo si era già ritrovato in passato, in occasione dei suoi precedenti servizi dedicati al M5s, e in particolare ai deputati che non avevano effettivamente restituito metà del loro stipendio come avevano promesso in campagna elettorale. «Mi hanno fatto due o tre minacce brutte ma questo è un grande classico quando si fanno inchieste sui Cinque Stelle – prosegue Roma – Di solito partono una valanga di messaggi anche coloriti, chi mi ha dato del drogato, servo di Renzi, servo di Berlusconi... Mi sono anche divertito tutto sommato a leggere gli insulti dei simpatizzanti del M5S; una cosa simile era accaduta lo scorso anno a seguito dell'inchiesta Rrimborsopoli, sui falsi rimborsi da parte dei parlamentari dello stesso movimento. C'è un fideismo a volte un po' cieco ed ottuso che spinge alcuni, non so bene come definirli, simpatizzanti o attivisti che arrivano a scrivere cose che non stanno né in cielo né in terra».

Superato ogni limite
All'inviato è subito giunta la solidarietà dello stesso Luigi Di Maio, che ha giustamente stigmatizzato il comportamento aggressivo e la violenza verbale dimostrata da una frangia estremista del suo elettorato. Insomma, alcuni sostenitori del Movimento hanno decisamente esagerato con il loro calore, finendo per superare ogni limite accettabile nei loro commenti sui social network: «Le minacce mi sono arrivate solo quando ho preso di mira i Cinque Stelle – conferma Filippo Roma – Perché? Forse hanno acceso molte emozioni e speranze negli italiani e quindi hanno creato una massa di simpatizzanti, di tifosi che hanno un attaccamento morboso verso il loro partito. Il Movimento ha toccato la pancia del Paese e ha smosso anche i sentimenti e le speranze della gente. Non mi è successo nemmeno quando ho parlato delle casa popolari di Roma in cui era rimasta coinvolta la società di Totti a neanche quando ho perseguitato Renzi, Letta, Berlusconi e tanti altri... Purtroppo la gente per via della troppa ottusità si scorda delle inchieste passate ma sono tutte reperibili su Internet, basta cercare. E soprattutto deve stare più calma prima di sparare accuse pesanti. In ogni caso io dormo con la coscienza a posto, accetto le critiche serenamente perché so che si può sbagliare facilmente facendo questo lavoro ma comunque io cerco sempre di essere chiaro e trasparente nella vita e nel mio lavoro!».