18 gennaio 2020
Aggiornato 06:00
Sanità

Oggi scioperano i medici. Il ministro Grillo: «Siamo dalla vostra parte»

120 mila camici bianchi e dirigenti incrociano le braccia. Ma la titolare della Salute promette di ascoltare le loro rivendicazioni: «Sto con i lavoratori»

Il ministro della Salute Giulia Grillo
Il ministro della Salute Giulia Grillo ANSA

ROMA – Nel giorno in cui termina il lungo sciopero programmato dagli avvocati penalisti, ad incrociare le braccia è un'altra categoria: quella dei medici. È oggi, infatti, il 23 novembre, la giornata dell'annunciata e temuta serrata dei camici bianchi, a cui ha aderito quasi il 90% (120 mila in tutto), con il risultato di bloccare sostanzialmente le sale operatorie. I dottori e i dirigenti hanno deciso di astenersi dal lavoro in protesta contro il governo, per uscire dalla situazione di difficoltà organizzativa e contrattuale che denuncia l'intero comparto della sanità. Le associazioni di categoria, in particolare, chiedono più finanziamenti al Sistema sanitario nazionale, e più assunzioni per sbloccare un contratto fermo ormai da dieci anni.

Braccia aperte dal ministero
A loro il ministro Giulia Grillo dà una risposta non di chiusura, ma al contrario di ascolto delle rivendicazioni: «Ai medici in sciopero dico: siamo dalla stessa parte. Troviamo soluzioni condivise e sostenibili. Il ministro della Salute – aggiunge la titolare della Salute ai microfoni del Quotidiano Sanità – è con i lavoratori della Sanità, in ogni caso. Sono anni che i medici, ogni autunno, lanciano l'allarme in vista dell'approvazione della Legge di bilancio, è ora di ascoltarli. Lo sciopero significa due cose. La prima è che i governi precedenti hanno esasperato le situazioni di disagio reale del Servizio sanitario nazionale. La seconda è che ora siamo chiamati a rimediare in pochi mesi a problemi procrastinati da anni». La Grillo sottolinea come, a differenza degli esecutivi precedenti, che non avevano dato seguito concreto alle loro promesse sul tema, il governo Conte abbia messo realmente mano alle risorse attraverso il ministero dell'Economia: «Il governo precedente ha promesso un aumento a tutto il pubblico impiego, e quindi compresa la parte sanitaria, senza però fare i conti con le risorse reali. Sul passato non posso fare miracoli. Bene hanno fatto i colleghi del Mef a dare disponibilità alle regioni per affrontare i problemi in questo ambito. Il tutto si collega con il tavolo di confronto per il prossimo patto della salute. Anzi, nella Conferenza Stato-Regioni convocata in proposito il prossimo 29 novembre, è arrivato il momento di mettere sul piatto il vero problema per il personale in sanità: la rimozione dell'anacronistico parametro del tetto di spesa sul personale fermo ormai da circa 15 anni. È un aspetto non più tollerabile. È da mesi che lavoro su questo tema. Adesso con il supporto del Mef mi auguro proprio che si superi questo problema non più rinviabile».

Le promesse della Grillo
Sul tavolo dello sciopero c'è però anche il contratto della dirigenza: «Dal 2019 affronteremo il problema delle coperture in modo strutturale ed esaustivo – afferma il ministro – Nella legge di bilancio ci sono le risorse per onorare gli impegni presi rispetto ai rinnovi contrattuali 2019-21. Contestualmente è previsto l'aumento del fabbisogno sanitario nazionale standard (2019-21). Gli impegni previsti per il rinnovo della dirigenza da prime valutazioni si aggirano intorno ai 450 milioni l'anno. Ci sono dunque tutte le premesse per rientrare nell'aumento programmato del Fsn che vale complessivamente 4,5 miliardi nel prossimo triennio». Grillo conclude sostenendo di voler porre proprio il personale della sanità pubblica al centro della rivoluzione del sistema: «Non è solo un problema economico, nell'anno che celebra il quarantennale del nostro Sistema sanitario nazionale, dobbiamo ripartire da chi questo sistema lo ha fatto diventare grande: i professionisti che lavorano in corsia, negli ambulatori periferici, nei laboratori, nelle guardie dimenticate da tutti, nei pronto soccorsi affollati. Tutti. Le sfide da portare avanti sono molte e non deve passare la becera propaganda dell'opposizione che come un disco rotto ripete che il nostro è un governo sordo alle ragioni di chi lavora nel settore o delle esigenze dei pazienti. Ci siamo, lavoriamo, ma serve tempo».