18 ottobre 2018
Aggiornato 11:00

Il metodo Salvini funziona: crollato l'arrivo dei migranti. E l'Ue apre al decreto

Mai così bassi gli arrivi dalla Libia. E da Bruxelles fonti confermato: «La protezione umanitaria non è regolata dall'Ue». Quindi «nessuno stop»
Il ministro dell'Interno Matteo Salvini
Il ministro dell'Interno Matteo Salvini (ANSA/MATTEO BAZZI)

ROMA - Non c'è (più) emergenza immigrazione. Non lo dice la Caritas e non lo dice nemmeno l'Unhcr. Dall'inizio del 2018 c'è stato un vero e proprio crollo degli sbarchi e degli arrivi di immigrati in Italia. I dati del ministero dell'Interno aggiornati ad oggi, 25 settembre, parlano chiarissimo. Da gennaio sono 21.024 gli immigrati arrivati in Italia (questi 12.389 dalla Libia). Complessivamente, a conti fatti, gli arrivi sono diminuiti del 79,6 per cento se confrontati con il 2017 (103.355) e dell'84 per cento rispetto al 2016 (gli arrivi furono 131.683). Dai dati del Viminale emerge una ulteriore indicazione sulla provenienza dei migranti. Dall'inizio dell'anno, infatti, è diminuita in modo massiccio l'arrivo dalla Libia: -87,25 rispetto al 2017 e -90,5% rispetto al 2016. Vuol dire che il lavoro svolto sul campo in Libia, avviato dall'ex ministro dell'Interno Marco Minniti e poi proseguito dal suo successore Matteo Salvini ha dato e continua a dare frutti anche se sullo scenario libico incombono mille incognite sulla tenuta dei fragilissimi equilibri interni.

Diminuito anche il numero di minori non accompagnati
Dai dati del ministero dell'Interno, aggiornati al 17 settembre, emerge che è diminuito anche il numero dei minori stranieri non accompagnati sbarcati in Italia: 3207, quasi cinque volte meno del 2017 (15.779 arrivi al 31 dicembre). L'altro dato riguarda la provenienza dei migranti. Si conferma come primo paesi di origine la Tunisia (4.487 migranti). Segue l'Eritrea (3.0479, il Sudan 81.595), il Pakistan e Iraq (1.353) e solo al sesto posto la Nigeria (1.248).

Intanto l'Ue apre al decreto Salvini
La Commissione europea intanto non si è ancora pronunciata ufficialmente sul Decreto Legge Salvini su Sicurezza e Immigrazione perché attende di analizzarlo «dopo l'approvazione da parte del legislatore», ha detto la portavoce Mina Andreeva, ma fonti Ue hanno espresso oggi a Bruxelles una valutazione di massima certamente non negativa. «Non lo vediamo completamente fuori luogo», hanno osservato le fonti Ue, che poi hanno risposto «bene!» a una domanda sul prevedibile aumento delle espulsioni come effetto del decreto.

«La protezione umanitaria non è regolata dall'Ue»
«Dovremo vedere, esaminare la compatibilità della nuova legge» con il diritto comunitario, hanno detto le fonti, ricordando che comunque la protezione umanitaria, oggetto del giro di vite del decreto Salvini, «non è regolata dall'Ue» e quindi gli Stati membri «possono fare quello che vogliono» in questo campo. Per il resto, hanno aggiunto le fonti, riguardo al trattamento dei migranti che non hanno ottenuto la protezione internazionale ci sono elementi che sono stati presenti da tempo nelle proposte della Commissione europea: «L'aumento del periodo di detenzione, la riduzione dei tempi delle procedure, l'emissione dell'ordine di rimpatrio contemporaneamente alla notifica del rigetto della domanda d'asilo» o di protezione internazionale. Insomma, hanno concluso le fonti Ue, «non è un passo negativo».