21 luglio 2019
Aggiornato 18:30

Di Battista si prepara a tornare. E a riprendersi il M5s

L'ex deputato si fa risentire in collegamento dal Guatemala e infiamma la base del Movimento. Può essere lui l'uomo giusto per far uscire il partito dalla palude

ROMA – Forza Italia lo definisce «il fuggiasco», ma lui si sente più che altro «un cittadino e attivista del Movimento». Insomma, un battitore libero: libero di esprimere la linea politica più barricadera dei Cinque stelle, di interpretarne la corrente di lotta, non essendo costretto a sottostare ai compromessi di governo. Alessandro Di Battista è tornato, o meglio si prepara a tornare, e lo ha fatto capire dal Guatemala, dove si trova tuttora nel corso del suo lungo viaggio in Sudamerica, collegandosi in diretta con la festa del Fatto quotidiano.

Parole di fuoco
Un intervento studiato apposta per infiammare la base pentastellata: «I giornali parlano solo e sempre di Salvini, qualunque cosa faccia – ha tuonato l'ex deputato – Fanno passare il messaggio che lui è Churchill e noi gli sfigatelli... La verità è che per l'establishment, per il capitalismo finanziario, la Lega è molto meno pericolosa del Movimento». Insomma, elogi per Di Maio («Sta facendo un lavoro pazzesco. È durissimo, ha preso posizioni incredibili sui Benetton: nessuno aveva mai avuto il coraggio di farlo») e accuse nemmeno troppo velate agli alleati leghisti: «Vedremo – insinua Dibba – se la Lega di Salvini è diversa o se è la Lega maroniana nascosta sotto Salvini. E lo vedremo proprio a partire da come si comportano su Autostrade».

Dibba c'è (e si sente)
Potrebbe essere proprio lui, insomma, l'uomo in grado di rilanciare un Movimento 5 stelle che negli ultimi mesi è apparso stretto all'angolo dall'attivismo febbrile della Lega di Salvini? Probabilmente i vertici del partito pensano di sì: al suo ritorno dall'America Latina potrebbe essere già candidato alle elezioni europee (anche se il padre Vittorio ha smentito), ma soprattutto si prepara ad un ruolo ancora più importante. Ovvero, prendere il posto di Di Maio in caso di crisi di governo ed elezioni anticipate nel 2019. «La presenza di Dibba, prima delle grandi manovre giallo-verdi, è un segnale importante – fanno notare degli anonimi grillini al quotidiano Il Giorno – Alessandro, da fuori, può esprimere le parole d'ordine più autentiche del Movimento in modo più forte. Lui è libero, Luigi ora è al governo...». E gli elettori, sui social, rispondono presente: «Torna il prima possibile», «Non ci abbandonare», «Manda Luigi Di Maio in Guatemala»...